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Prove di reindustrializzazione (e bandi da rivedere)

27/12/2009



Una reindustrializzazione che non decolla. Una legge regionale che, finora, non ha prodotto nulla di concreto, se non polemiche, bandi contestati e «veleni». «È vero - spiega l’ assessore Straziuso - la normativa non è riuscita ad esplicitare attrattività per due motivi fondamentali: difficoltà di accesso al credito e criticità connesse al sito industriale che ha chiuso».
La Regione prova a correggere il tiro. Come? Agendo su tre fronti: riduzione dei tempi, offerta, accesso al credito. Innanzitutto tra il bando e la reindustrializzazione invece dei 300 giorni previsti dall’originaria impo stazione della legge ne potranno trascorrere 120. È stata, inoltre, diversificata l’offerta: sarà possibile reindustrializzare il sito in crisi anche con un’attività diversa da quella originaria. Sul fronte del credito, invece, viene alleggerito il ruolo istruttorio delle banche che devono fornire soltanto valutazioni sul merito creditizio, mentre prima erano chiamate ad esprimersi anche sulla progettualità. Alla fine, probabilmente perché gli istituti non hanno le «forze» necessarie ad ampliare il loro raggio d’azione, le banche non concedevano il credito. «Abbiamo chiesto di limitarsi al me rito creditizio - spiega Straziuso - mentre sul merito industriale interveniamo noi».
Sulla reindustrializzazione della Mahle, su cui si è espresso il Tar annullando il bando, Straziuso rigetta le accuse di aver aperto le buste prima del tempo: «La procedura è stata sempre la stessa. Il Tar, sulla base di una sua interpretazione, ha detto che i bandi sono assimilati alle gare d’appalto e quindi le buste si aprono alla presenza dei partecipanti alla stessa gara. Ci dicono di fare così e faremo così. Ma nessuno parli di brogli».

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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