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Operazione "Full Card" e il punto vendita a Senise

17/12/2009



Sulla saracinesca del locale in corso Vittorio Emanuele a Senise c’è l’insegna “Affittasi”.
C’è da quando i precedenti affittuari hanno cessato i rapporti che li legavano con un regolare contratto d’affitto ai proprietari. Un regolare contratto d’affitto in cui né il sottoufficiale della Finanza , né Domenica Cirigliano, le due persone coinvolte nell’operazione Full Card, comparivano. Il contratto era stato siglato a nome della sorella della Cirigliano, ignara di tutto quello che avrebbe coinvolto i due. Quel locale in corso Vittorio Emanuele a Senise era uno dei centri operativi della maxi-truffa del furto di identità, intrusione abusiva in sistemi telematici e indebito utilizzo di carte di credito. Si chiamava “Multimedia Point Service”, era nato come Internet Point, ma la prima autorizzazione l’aveva avuta nel marzo 2007 come rivendita di componenti per pc, telefonia mobile ed elettronica. Solo successivamente era diventato un centro per ricariche telefoniche e soltanto nel settembre 2008 aveva avuto l’autorizzazione per poter effettuare scommesse online. Questa la data dell’autorizzazione, per un locale che, nei fatti, aveva aperto i battenti nella primavera del 2008. Pochi mesi di vita aveva avuto, visto che tutti ricordano la chiusura nell’autunno dello stesso anno. Chi in corso Vittorio Emanuele abita o lavora ricorda di “non aver visto molto movimento nel negozio. Pochi, pochissimi clienti, per quello che era l’ennesimo, e neanche quello ubicato meglio, negozio del genere in paese”. Spesso era chiuso, come ricorda qualcuno. Il rapporto con i dipendenti, che non venivano neanche pagati con regolarità, avveniva di rado e quasi sempre telefonicamente e soltanto con il finanziere. Domenica Cirigliano (a lei era intestata l’attività) dalle parti del negozio senisese è andata soltanto una volta; è rimasta lì per circa una settimana, mentre il negozio era chiuso. Poco prima della chiusura definitiva a far visita nel negozio erano andati anche 3 carabinieri della locale Compagnia. In seguito a una perquisizione avevano rinvenuto diverse carte di credito e documenti di identità di dubbia provenienza. Sembra che una dipendente di allora, presente durante la perquisizione e ignara di quanto stesse accadendo, dopo aver chiesto al finanziere spiegazioni, si sia sentita rispondere che era normale, per un esercizio di quel tipo, conservare i documenti eventualmente smarriti dai clienti. Spiegazioni non convincenti, visto che quella stessa dipendente, pochi giorni dopo, aveva deciso di abbandonare il lavoro. E proprio in quei giorni il negozio aveva chiuso definitivamente i battenti. Anche se la definitiva rescissione del contratto riporta la data del luglio 2009.


Mariapaola Vergallito



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