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| Ecco l’«arca di Noé» delle colture lucane |
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15/12/2009 |
| I pomodori? Per molti esistono i «San Marzano» e quelli di Pachino, anche se l’elenco delle tipologie è interminabile. E i fagioli? Per la maggior parte dei consumatori ci sono soltanto borlotti e cannellini, ma in realtà se ne contano almeno una cinquantina di varietà. Lo stesso può dirsi di altri ortaggi, come zucche e pomodori, o dei cereali e della frutta, la cui scelta si riduce ad un risicato assortimento. Questo perché, nonostante nel corso dei millenni l’uomo abbia selezionato una moltitudine di piante utili, il mercato in pochi decenni ne ha ridotto drasticamente il numero, favorendo la coltivazione su larga scala delle specie agronomiche più produttive, decretando l’abbandono di quelle meno redditizie. Cultivar che fanno parte delle tradizioni locali che rischiano di dirigersi a passo svelto verso l’estinzione, sotto la spinta di nuove varietà più produttive e più richieste.
Tuttavia, già da anni in Basilicata grazie all’attività dell’Alsia, l’agenzia regionale per l’innovazione in agricoltura, e negli ultimi tempi su tutto il territorio nazionale, si sta sviluppando una nuova sensibilità che si traduce nel tentativo concreto di raccogliere, inventariare, conservare, moltiplicare semi di varietà che si credevano perdute o che erano state semplicemente dimenticate. Accade così che l’Alsia studia e sperimenta la coltivazione di queste varietà e gli agricoltori locali tornano a coltivarle, diventando coltivatori custodi, o «seed savers» cioè salvatori di semi, come vengono definiti. Obiettivo dell’attività di sperimentazione è infatti quello non solo di preservarle dalla scomparsa, ma anche di reintrodurle sul territorio facendole riscoprire ai consumatori e agli agricoltori che possono rivolgendosi all'Alsia per reperire i semi da mettere a dimora».
È il caso del «fagiolo rosso scritto» di Pantano di Pignola o del pomodoro secco «Ciett’aicale» di Tolve, un’antica varietà che necessita di pochissima acqua, completamente scomparsa degli orti tolvesi, recuperata grazie all’azienda agricola De Angelis che, dopo averlo coltivato per anni, ha ottenuto l’iscrizione nell’elenco dei Prodotti Tradizionali della Regione Basilicata. Nei campi sperimentali dell’azienda Pantano di Pignola, che si sviluppa su ben 250 ettari, negli anni sono stati studiati e messi a dimora anche diverse varietà di ortaggi, come la zucca a fiachetto, i fagioli di muro lucano e di cereali come il frumento risciola, cappelli, marzuolo, autonomia, carosella, che viene venduto ai prezzi di mercato ai molini del territorio interessati alla commercializzazione del seme o della farina, o semola, di antiche varietà di frumento altrimenti non reperibili sul mercato.
Un esempio del successo dell’attività di sperimentazione è il seme del frumento «Senatore Cappelli», varietà molto in auge nei primi anni del Novecento, poi soppiantata da nuove varietà, che, grazie ad un lavoro di recupero del germoplasma fatto dall'Alsia nelle aziende sperimentali di «Gaudiano» a Lavello, di «Pantano» a Pignola e «Baderta» ad Aliano e da alcune ditte sementiere lucane come la ditta Scaraia di Irsina, si sta ritagliando un suo spazio sui mercati perché molto richiesto dai consumatori per le sue qualità salutistiche e naturali. Nei campi sperimentali anche la carchiola, una particolare varietà di mais e alcuni tipi di frutta, coltivate nel «frutteto dei saperi», dove su circa 240 portainnesti impiantati in autunno verranno innestate altrettante varietà di melo e pero tipiche del territorio lucano ormai quasi introvabili, come la «mela ghiaccio».
Ivana Infantino
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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