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Nave dei veleni, nuove rivelazioni da ex-boss 'ndrangheta

13/12/2009



Sembra riaprirsi la vicenda delle «navi dei veleni ». C’è un altro pentito disposto a rivelare la sua verità sulle cosiddette «navi a perdere». L’avvocato Claudia Conidi, legale di Francesco Fonti, il primo pentito che ha raccontato la storia degli affondamenti programmati di navi cariche di sostanze tossiche e radioattive, ha segnalato nei giorni scorsi alla Commissione d’inchiesta sulle ecomafie la testimonianza di Emilio Di Giovine, ex boss della ‘ndrangheta di Reggio Calabria: «Ho incontrato Di Giovine in occasione di un processo – riferisce l’avvocato Conidi – e mi ha spiegato di aver raccontato la storia degli affondamenti durante un interrogatorio nel 2004. Ho ritenuto utile chiedere alla commissione di ascoltare la sua testimonianza».

Di Giovine è stato per molto tempo il compagno della figlia di Theodor Cranendonk, quest’ultimo, secondo i magistrati milanesi trafficante di armi e droga. In casa di Cranendonk sarebbe stata trovata copia del progetto Odm per smaltire i rifiuti pericolosi in mare: siluri imbottiti di materiali scomodi, sparati sotto il fondo dei mari e degli oceani. Appena Emilio Di Giovine si sarà ripreso da un incidente dovrebbe quindi essere sentito dalla Commissione antimafia che ha giudicato inattendibili, per quanto riguarda le «navi dei veleni», le dichiarazioni del pentito Francesco Fonti. Questi disse che, in Calabria, al largo di Cetraro, c’era una nave dei veleni. Una nave è stata trovata. Ma, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Ambiente, si tratterebbe solo di un relitto da guerra: il «Catania ».

Fonti aveva parlato di una nave fatta affondare anche a largo di Maratea, la Yvonne A. Ma anche in questo caso le ricerche, condotte nello scorso mese di novembre dalla nave «Mare Oceano», hanno dato esito negativo. Cosa dirà ora Emilio Di Giovine alla Commissione parlamentare? Secondo quanto si è appreso, Di Giovine sosterrebbe le stesse tesi di Fonti, ossia le navi dei veleni ci sono, sono nei nostri mari con il loro carico letale.

PINO PERCIANTE
la gazzetta del mezzogiorno



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