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Policoro: lo accoltella per la suoneria troppo alta

3/12/2009



Lo avrebbe infastidito la suoneria di un telefonino, attivata ripetutamente, mentre lui stava giocando al videopoker. Si spiegherebbe così la rissa scoppiata l’altra sera a Policoro, nel bar di una stazione di servizio, e costata l’accoltellamento di Giuseppe Brasile, 35 anni, camionista. L’uomo è ricoverato in fin di vita all’ospedale San Carlo di Potenza, con un’emorragia provocata dalla lama che gli ha trapassato un polmone. Arrestato per tentato omicidio e porto illegale di arma da taglio l’uomo accusato di aver inferto il fendente, Felice Ferrara, 36 anni, pregiudicato, che dopo aver aperto la porta di casa alla polizia avrebbe ammesso le sue responsabilità.

«È uscito fuori un coltello. Non ho capito più niente. Mi sono imbestialito», avrebbe detto agli agenti, che hanno risolto il caso dopo pochi minuti. Lo stesso Brasile è stato denunciato insieme con un altro avventore del bar, Giuseppe Faraco, 38 anni, che lavora in un’azienda di ortofrutta, per aver partecipato alla rissa.
Il fatto è avvenuto l’altra sera, intorno alle 19, nel bar della stazione di servizio Bergamotta, alle porte di Policoro, sulla statale Jonica. La ricostruzione dell’episodio e del lavoro di indagine che ha preceduto l’arresto è stata fatta ieri mattina in una conferenza stampa convocata in Questura.
Tutto ha inizio quando Brasile, che sta giocando al videopoker, viene infastidito dalla suoneria del telefonino di Ferrara, che simula la sirena di un mezzo delle forze dell’ordine.

Il cellulare – racconta Nicola Fucarino, dirigente della Squadra Mobile – squilla più volte, provocando la brusca reazione di Brasile. Vola qualche parola di troppo e in un attimo si passa alle mani. Mentre un avventore si allontana, temendo il peggio, scoppia una rissa con schiaffi e pugni, alla quale prende parte anche Faraco. Fare una partita al videopoker, la sera, al bar, pare fosse un’abitudine anche per lui. Ferrara sembra avere la peggio e a questo punto da un fodero contenuto in un borsone estrae un coltello, con il quale colpirà il rivale.

Ferito al torace, quest’ultimo comincia a perdere sangue. Ma a questo punto Ferrara, accecato dalla vendetta, tenta addirittura di impedire il soccorso di Brasile, trascinato fuori dal locale grazie all’aiuto dell’amico. I due raggiungono la macchina, una Ford Fiesta, parcheggiata davanti al bar, e a entrarvi. Ferrara non riesce a colpire una seconda volta e con il coltello decide di bucare una delle gomme dell’auto. Brasile ne approfitta per salire a bordo di un’altra vettura, di un avventore che gli è venuto in soccorso e lo trasporta in ospedale. Nel frattempo Ferrara si preoccupa di cancellare le tracce di sangue che ha addosso e va a lavarsi nel bagno che si trova sul retro del bar In ospedale il caso vuole che si trovi un agente del commissariato di Scanzano Jonico che assiste al ricovero di Brasile e non perde tempo.

Prima che il ferito sia trasferito a Potenza, si fa raccontare quanto avvenuto e informa il commissariato. È il dirigente, Roberto Cirelli, a condurre in prima persona le indagini, con la collaborazione dei suoi uomini e del personale della Squadra Mobile partito in tutta fretta da Matera. Nel luogo del ferimento vengono raccolte alcune testimonianze. Quando arriva sul posto anche la Polizia scientifica, la scena del crimine è ancora intatta. L’esperienza di Giuseppe Fiore, del gabinetto provinciale della Scientifica, e dei suoi collaboratori è determinante. Vengono repertate tutte le tracce di sangue che aiutano a ricostruire la dinamica dei fatti e i ruoli avuti dai partecipanti alla rissa. Sul posto vengono acquisite anche le immagini riprese da una telecamera in funzione vicino alla stazione di servizio. Ma ormai ci sono sufficienti indizi per risalire al presunto autore dell’accoltellamento.

Quando commissario e agenti bussano a casa, è lo stesso Ferrara a presentarsi alla porta, in compagnia della madre. L’uomo, in preda ad una forte agitazione, crolla e non esita a parlare. Nel vano doccia del bagno viene rinvenuta una felpa bianca, indossata al momento del ferimento, macchiata di sangue. E nell’abitazione viene trovato anche il borsone con il fodero del coltello, vuoto. L’arma non è stata ancora recuperata. È l’unica tessera mancante nel complesso mosaico delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonia Salamida, del Tribunale di Matera.

Filippo Mele
la gazzetta del mezzogiorno



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