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Buccico: "Io mandato a casa da fuoco amico"

30/11/2009



Aveva parlato di «gioco al massacro», colpevoli della fine della coalizione le liste civiche, e di altre ragioni «ancora oggi oscure - che solo il tempo (non oso dire la storia) disvelerà». Questo tempo, ieri, è arrivato. E se è chiaro che le civiche non hanno legato con l’amministrazione guidata da Emilio Nicola Buccico, l’altro vulnus è maturato nell’urbanistica.

Detta così, però, i contenuti della lettera di dimissioni del 5 ottobre, non sono poi tanto oscuri. Anche perchè in una città ostaggio di un’economia anoressica, che ha vissuto tempi migliori tra i mulini di storica memoria e i salotti oggi in stato di coma profondo, si è imposto il «mattone» che, così come l’uso del suolo, è il classico ripiego di chi vende (svende?) i beni di famiglia. Quali le alternative? Il cinema Comunale era pieno, gente in piedi e all’esterno. I volti quelli di sempre. Spesso scettici, perchè oltre i cortocircuiti della politica, spesso verbalistici, c’è un altro mondo che avverte la distanza tra amministratori e amministrati, ridotta solo al momento di andare alle urne. Come dire, se le cose accadono, anche in peggio, non è mai per caso. Alle ragioni della scelta del Comunale, ex Cinema Impero (retaggio dell’Italia coloniale che ignorava i dati sulla mortalità infantile nei Sassi, ndr) sono seguite quelle di due anni di amministrazione che Buccico ha ovviamente difeso a spada tratta. Del resto, non c’è uno, si dica un solo amministratore che a fine mandato abbia mai fatto autocritica. Quanto all’elenco c’è ancora tempo per valutare serenamente, ma l’attesa, registrando gli umori, era rivolta a ben altro.

L’arcano, che come detto non era poi tale, è stato svelato e le bordate hanno raggiunto diversi indirizzi, ma chi cercava lo spettacolo da sangue e arena è rimasto deluso. Si potrebbe riassumere tutto in un’espressione: le responsabilità del «fuoco amico». È già accaduto, lo può ben dire l’ex vicesindaco Saverio Acito che, alla guida di una mega coalizione, fu sfiduciato nel 1994. Insomma, Buccico tifava per l’edilizia sociale, quella che consente anche ai meno abbienti di avere una casa, ma non gradita dal «partito del mattone». E allora? Niente compromessi. No a tutti e niente cambio di destinazione d’uso di aree che erano pubbliche e che per Buccico tali devono restare.

A questo punto, per riferirsi all’approvazione del Regolamento urbano (avrebbe dovuto essere licenziato entro il 2007, così annunciò in un incontro all’Auditorium a novembre dello stesso anno, ndr), l’ex sindaco ha parlato di piano regolatore, in realtà, già approvato nel 2006. L’urbanistica, se i lapsus rivelano alcunchè, è davvero terreno infido, per chiunque. Ad ogni modo, si è compreso che su questo fronte si è logorato il rapporto con l’Udc; dopo le elezioni provinciali avrebbe prevalso la sirena del «laurismo».

Allusione che rievoca i metodi anni ‘50 del «comandante» napoletano Achille Lauro, mix tra clientele e tifoseria di calcio. Via, quindi, con gli strali al leader cittadino dell’Udc, Giuliano Cappella, al presidente della Provincia, Franco Stella, chiamati in causa per le nomine ad Apea e Ageforma, all’innominato editore televisivo - una sorta di convitato di pietra - Angelo Tosto, fino al consigliere provinciale del Pdl Augusto Toto e ai senatori dello stesso partito Guido Viceconte e Cosimo Latronico (assenti). Nella raffica di aggettivi, oscillanti tra pugnalatori e incapaci di senso civico, chi in un modo chi nell’altro, erano tutti ex alleati di ieri quelli tirati in ballo in quasi due intense ore di comizio, per quanto Buccico avrebbe sobriamente desiderato di più, parole sue, «almeno una settimana conviviale davanti ad un camino». [p.d.]
la gazzetta del mezzogiorno



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