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| Etnhos a faenza per un progetto su De Andrè |
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26/11/2009 |
| A 24 anni di distanza dall’evento discografico mondiale di “Creuza de Ma”, viene riproposto un progetto discografico che, concepito per festeggiarne il successo, nel corso del tempo, si trasformò in un tributo all’attualità culturale di Fabrizio De André, di cui si sente la mancanza ancora oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa.
Nell’occasione del MEETING ETICHETTE INDIPENDENTI, “Cose di Musica” con il patrocinio della “Fondazione Fabrizio De André – Onlus”, prende l’iniziativa di ripercorrere quel progetto, apprezzato in vita dallo stesso artista e che rappresentò l’unico approccio italiano alla nostra musica etnica e all’espressività artistica dei linguaggi delle minoranze. “CANTI RANDAGI”, disco oggi introvabile, sfiorò le 20.000 copie di vendita.
Il progetto rappresenta ancor oggi un’incursione nei territori della musica etnica, qualificandosi come punto di riferimento di tutti i musicisti e operatori, alla ricerca di un equilibrio tra passato e futuro della nostra musica popolare italiana e del suo particolare rapporto con la “parola cantata”.
Così come Streheler, che aveva costruito il Teatro d’Europa proprio con le maschere dialettali della Commedia dell’arte italiana e Dario Fo, giunto al premio Nobel con i “grammelot”, Fabrizio De André, con “Creuza de Ma”, aveva fatto del ‘dialetto’ una lingua internazionale e molti dei protagonisti di questo progetto, spesso, sono più conosciuti e apprezzati proprio all’estero.
Attorno alla unitarietà del repertorio di Fabrizio De André e alla presenza in sala di Dori Ghezzi, dieci formazioni musicali, alcune già protagoniste delle precedente versione, proporranno la loro rilettura di un nuovo brano di Fabrizio De Andrè, adattandolo alle loro espressività musicali e alle sonorità della lingua dialettale, poeticamente legata a quel magico suono di fonemi in disuso, marginali e “minori”, che hanno sempre caratterizzato le minoranze. Questione che oggi, nell’incalzante dibattito tra identità e appartenenze territoriali, domina, sempre più spesso, la scena mediatica e l’informazione.
La sera del 28 Novembre, nell’elegante cornice del Teatro Masini di Faenza i gruppi si esibiranno con due brani: la rivisitazione dialettale di una canzone di Fabrizio De Andrè – a loro insindacabile scelta - e una di ‘presentazione’ del proprio repertorio.
Ecco i protagonisti, iniziando da quelli provenienti dalla prima versione del 1995 (in ordine alfabetico):
BARABAN, (Lombardia) con il brano “FIUME SAND CREEK”; BEVANO EST (Emilia Romagna) con “IL SUONATORE JONES” e la partecipazione straordinaria di John De Leo; ELENA LEDDA in Quartetto (Sardegna) eseguirà “PREGHIERA IN GENNAIO”; RICCARDO TESI e BANDITALIANA (Toscana) con “FRANZISKA”, in occitano, con la collaborazione del duo Trobairitz D’Oc; LA SEDON SALVADIE (Friuli) si cimenterà ne “LA BALLATA DELL’EROE”.
Ad ampliare il quadro regionale di questo progetto di vero e proprio ‘federalismo culturale’ ecco le nuove partecipazioni: MARIO INCUDINE & GRUPPO TERRA (Sicilia) con una versione particolare di “BOCCA DI ROSA” e la proiezione in anteprima assoluta di un video dedicato al brano; GRAZIANO ACCINNI & ETHNOS Trio (Basilicata) in “ANDREA” e PIETRARSA/MIMMO MAGLIONICO (Campania) con la partecipazione di Marzouk Mejri, presenterà “SIDÀN CAPUDÀN PASCIÀ” (traduzione in napoletano di Gennaro Del Piano).
Ad impreziosire l’evento si aggiungono interventi qualificanti, in ‘lingua’ di PETRA MAGONI & FERRUCCIO SPINETTI, provocatoriamente in francese (come se fosse un ‘dialetto’ internazionale) con “LA ROMANCE DE MARINELLE” e la partecipazione straordinaria in video di CRISTIANO DE ANDRE’, in ligure con “Â ÇÍMMA” e che sarà invece fisicamente presente il giorno dopo, Domenica 29 Novembre, per ritirare il premio per il miglior tour, conferitogli dal MEI.
Della serata verrà effettuata una registrazione discografica “live”, dotando il progetto di quell’indispensabile strumento di documentazione che un evento del genere merita.
Il riproporre l’attualità di “CANTI RANDAGI.2” oggi, oltre all’amore artistico per uno dei maggiori esponenti della canzone d’arte e civile, rappresenta un ulteriore riconoscimento al ruolo intellettuale di Fabrizio, “pensatore” che considerava il “dialetto” vera e propria lingua popolare, sorta di anticamera e ‘laboratorio’, la cui ricca dotazione di fantasia, consentiva alla lingua ufficiale di migliorarsi, aggiornarsi ed evolvere.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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