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Costruiscono acquedotto al posto della via: abuso d’ufficio

21/11/2009



Con i soldi della strada costruiscono un acquedotto che, guarda caso, passa sotto casa del presidente della Comunità montana che è senz’acqua potabile. Ed è così che un’intera giunta della Comunità montana Alto Sinni, più il segretario e il capo dell’ufficio tecnico dello stesso ente montano sono finiti nelle maglie della giustizia.
Si tratta di Mario Vincenzo Dragonetti, all’epoca dei fatti, 2004, presidente della Comunità montana «Alto Sinni», di Giacomo Carluccio, Humberto Walter Abiusi, Maria Olimpia Graziano, Domenico Maurella, Francesco Ventimiglia che componevano l’esecutivo, e di Angelo Patti e Luigi Vizzino, rispettivamente responsabile dell’uf ficio tecnico e segretario della comunità montana.
Sono chiamati a rispondere di abuso d’ufficio in concorso. Di recente tutti e otto hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini equivalente all’avviso di garanzia, firmato dal pubblico ministero di Lagonegro Francesco Greco. Sarebbero responsabili di non aver realizzato un tratto di una strada: il completamento del collegamento ponte Chiaromonte – Sinnica, alla destra del torrente Serrapotamo, per il quale il consiglio comunitario, con due delibere, aveva già assegnato la somma di 56 mila e 477 euro rivenienti dal riparto dei fondi della legge regionale n. 23 del ’97.
Il presidente e gli altri cinque componenti della giunta avrebbero, invece, utilizzato quei soldi per approvare (delibera n. 76 del 9 dicembre 2004), il primo stralcio di un progetto di 250 mila euro relativo alla costruzione di un acquedotto rurale. La nuova delibera, non sarebbe stata portata all’esame del consiglio comunitario, come prevede il decreto legislativo n. 267 del 2000. In essa, inoltre, gli amministratori sostenevano, secondo l’accusa contrariamente al vero, che il progetto relativo all’intervento viario in realtà si riferisse alla, realizzazione dell’ acquedotto rurale nell’am - bito di quell’intervento.
La delibera otteneva il prescritto parere di legittimità ad opera del segretario nonché il parere favorevole del responsabile dell’ufficio tecnico. Il sospetto, secondo gli inquirenti, è che tutti in sieme avessero voluto favorire proprio il presidente Dragonetti. Fatto sta che la rete idrica termina poco più avanti della recinzione dell’abitazione di Dragonetti e, anziché proseguire come da progetto, è stata interrotta per andare a servire la zona superiore rispetto al ponte di Serrapotamo.
Il difensore degli indagati, l’avvocato Raffaele Melfi del foro di Lagonegro, dice: «Dimostreremo in fase di udienza preliminare la totale legittimità dell’azione posta in essere dalla Comunità montana. Si tratta di scelte politiche discrezionali – conclude il legale - per cui si è ritenuto più urgente, stante l’entità del finanziamento, portare l’acqua dove non c’era piuttosto che fare un piccolo tratto di strada».

Pino Perciante
la gazzetta del mezzogiorno



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