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Rischi da petrolio parte il controllo

19/11/2009



Ci sono conseguenze delle attività estrattive sulla salute di quanti risiedono nei centri interessati? La domanda, nella sua semplicità, apre uno scenario vastissimo, mai affrontato compiutamente in nessuna parte del mondo e che sarà al centro, ora di un progetto di monitoraggio sanitario che interesserà i 31 comuni lucani del petrolio.

È la prima volta nel mondo che una ricerca epidemiologica a tappeto di questo tipo viene fatta in relazione alle attività estrattive di petrolio. Il progetto, varato dalla Giunta Regionale di Basilicata la scorsa settimana, è frutto di una proposta della Federazione Medici di Medicina generale della provincia di Potenza, i così detti «medici di famiglia», che rappresentano il cardine del monitoraggio, anche se la ricerca si avvale di importantissime partecipazioni scientifiche che coinvolgono, tra gli altri, l’Università’ Cattolica del Sacro Cuore e l’istituto Mario Negri sud.

Il progetto avrà una durata quinquennale e coinvolgerà una popolazione di circa 62mila abitanti con una spesa di circa 2 milioni e mezzo di euro (esattamente 2 milioni e 571mila euro) più o meno equamente distribuiti tra le varie annualità (il primo anno si spenderanno 547mila euro).

Il progetto, nella sua essenzialità, è abbastanza semplice. La rete dei medici di famiglia, sul territorio, nell’ambito della normale attività di assistenza ai pazienti, provvederà a rilevare l’insorgenza di alcune patologie e segnalarla attraverso un apposito software. In questo modo si creerà una banca dati georeferenziata in grado di indicare una eventuale maggiore incidenza di alcune patologie e verificare se ci sia o meno una relazione alla vicinanza di possibili fonti di inquinamento. In questo modo sarà possibile conoscere quasi in tempo reale i problemi di salute, le patologie e soprattutto i fattori di rischio della popolazione residente nei comuni lucani interessati alla filiera produttiva del petrolio.

«Riscontrata l’incidenza di un problema di salute X - spiega il progetto - diventa importante utilizzare strumenti di monitoraggio territoriale che evidenzino, attraverso l’uso di cartografie digitali, la posizione ambientale e geografica dei pazienti, rispetto a determinati punti di interesse, ad esempio il cento olii o zone di stoccaggio di sostanze pericolose». E nel momento in cui dovesse essere notato l’aumento dell’insorgenza di alcune patologie (anche se in letteratura non direttamente collegabili) nelle aree vicine sarebbe automatico ipotizzare una correlazione.

E proprio nell’individuazione di fattori statistici anomali e nella ricerca dei nessi di causalità tra l’esposizione ad inquinanti ambientali e la maggiore insorgenza di queste patologie costituirà l’approfondimento del progetto a cui parteciperanno partner tecnico-scientifici di primo piano come l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’istituto Mario Negri sud. Da oggi, insomma, ci saranno maggiori elementi di sicurezza nel monitoraggio degli effettid le petrolio sulla salute.

Giovanni Rivelli
la gazzetta del mezzogiorno



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