Fin dalla sera di venerdì, la bara bianca del piccolo Walter Di Tuccio di 9 anni ha sostato in fondo alla navata centrale della Basilica Cattedrale, in compagnia dei famigliari distrutti dal dolore. Papà Vincenzo e mamma Gina e tutti i parenti, senza dimenticare ovviamente i fratellini Simone e Loris, quest’ultimo da poco battezzato. Ieri mattina, poi, sono andati a rendergli omaggio coloro che già sapevano del suo trasferimento a Melfi dall’ospe - dale San Carlo di Potenza, dove è deceduto per meningite fulminante in una situazione fisica complicata dall’influenza H1N1, che ne aveva abbattuto le difese immunitarie. Nel primo pomeriggio, sempre di ieri, i funerali che hanno fatto versare tante lacrime a grandi e piccini. Proprio i coetanei del ragazzino scomparso hanno composto il corteo che si è recato in chiesa dalla scuole elementare Francesco Saverio Nitti che Walter frequentava. In testa, i compagni della 5D che, insieme a tutti gli altri, hanno portato un fiore bianco ai piedi dell’amico e, senza tema di smentita, semplicemente disarmanti nel loro candore. Hanno preso posto intorno al feretro proponendo uno scenario difficile da non ricordare in futuro. Presenti, ovviamente, le insegnanti del primo circolo didattico melfi tano che, tra l’altro, nelle ultime ore ha fatto fronte pure ad un lutto che ha colpito la direttrice Filomena Guidi.
Il rito funebre è stato officiato da Don Vito Giannini che si è sforzato di trovare parole di conforto per tutti gli occhi arrossati, i visi attoniti e le testimonianze di una pesante perdita, ferme davanti a lui. In particolare, nell’omelia il giovane parroco ha rammentato i giustificati Motivi di estremo sconforto che accompagnano, specialmente, i decessi dei bambini e, chiaramente, ha rivolto pensieri particolari ai genitori di Walter. Fuori dalla celebrazione eucaristica, si può pensare all’immenso dolore che ha di nuovo e personalmente provato mamma Gina De Simone. Anni fa, in particolare, per assecondare la passione motoristica di suo padre Maurino, eccellente driver privato di rally e cronoscalate, gli fece da navigatrice in alcune gare. Scesa dalla macchina per dedicarsi totalmente alla sua famiglia, pianse in seguito la morte del padre in un rally del Vulture. Insomma doloro immensi e, tornando alla messa sviluppata in un duomo gremito, la conclusione è stata di quelle che la commozione non possono affatto tenerla a freno. Tre compagni di classe, un’insegnante ed una cugina, hanno letto messaggi riferiti al piccolo Walter, proponendo a tutti la figura di un bambino speciale. Quello che, qualche ora prima, si era appreso nella visita fatta, per conto della Gazzetta, al plesso Nitti. Nello specifico, le affrante componenti del personale non docente avevano detto di un piccolo vispo, vivace, mai lamentoso e, anzi, spesso sorridente che aveva due «splendenti occhi azzurri e la buona maniera di voler lavare in continuazione l’apparecchio per i denti che portava». Dello stesso tono, ovviamente, le testimonianze ascoltate dai microfoni del mag giore luogo di culto cittadino.
Ecco quindi, nelle frasi pronunciate dai compagni di classe, il «caro Walter che mercoledì scorso non li ha avvertiti che sarebbe andato in un luogo meraviglioso dove, come è stato loro riferito, ci resterà per molto tempo. Un posto, comunque, dovrà potrà disegnare i fiori, i ruscelli, i tramonti e le rondini come amava fare». Ed ancora il «Walter che portava i compiti a casa dell’amico ammalto e, per questo, restava in casa a giocare con lui con la solita allegria e simpatia del suo carattere assai socievole». Facile immaginare in quei momenti carichi di groppi alla gola per chiunque, l’aumento del dolore per una perdita grave come può essere quella di un bambino di soli nove anni. Ed in merito al vuoto lasciato da una scomparsa così inaspettata e prematura, «ci manchi già tantissimo - ha sottolineato una delle sue maestre - e veramente non ci si riesce a capacitare di quanto accaduto. Walter, tuttavia, resterà per sempre nei cuori di chi lo pian ge, anche in ambito scolastico».
Per concludere, le parole di una cugina che ha rammentato il «Walter amante della campagna che seguiva papà Vincenzo come un’ombra. Che saliva sugli alberi in nome di una vitalità costante, ma che poi scendeva subito per accontentare la richiesta di tranquillità di chi glielo domandava». Insomma, un piccolo con le caratteristiche tipiche della sua età e, logicamente, una vita davanti che, purtroppo, si è fermata.
Marco Tucci
Vaccinazione sì, no, sì però... «Niente effetti collaterali»
«Con questo convegno vogliamo dare delle risposte, mettere dei punti fermi distanziandoci dai comportamenti contrastanti e dai messaggi contraddittori (lanciati dagli stessi sanitari) che in questi mesi hanno creato attorno all’influenza A/H1N1 enfasi, diffidenze e tanta confusione». Citando l’editoriale di venerdì della «Gazzetta», che palesava dubbi e preoccupazioni non solo della gente, ma anche di molti operatori sanitari in merito alla pandemia e alla vaccinazione, Pasquale Francesco Amendola, direttore generale dell’Azienda sanitaria locale di Potenza, ha aperto ieri i lavori del convegno «aggiornamenti sulla pandemia influenzale», tenutosi nella sala Inguscio della Regione, al quale sono intervenuti Giuse ppe Montag ano, dirigentedel Dipartimento salute, sicurezza e solidarietà sociale servizi alla persona e alla Comunità della Regione Basilicata, l'assessore alla Sanità, Antonio Potenza, Giovanni Rizzo, Ordinario di igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bari che ha relazionato su «i virus dell'influenza nell'uomo» e Caterina Rizzo, ricercatrice del centro nazionale di epidemiologia,sorveglianza e promozione della Salute nonché esperto dell'Unità di crisi nazionale per la pandemia influenzale,che ha informato in merito agli «aggiornamenti sulla pandemia influenzale in Italia e misure di mitigazione».
La tavola rotonda ha cercato di scan dagliare a 360° il tema della nuova influenza partendo dalla classificazione dei virus influenzali che colpiscono l’organismo umano e dalla loro evoluzione storica, essendo state le virosi sin dai tempi antichi causa importante di malattie. La prima epidemia di influenza viene fatta risalire al 1173, ma le prime descrizioni di epidemie caratterizzate da sintomi simil-influenzali risalgono addirittura al V sec. a.C. in Grecia. Dal 1850 sono state descritte 31 pandemie, nonostante solo nel 1918, anno in cui si verificò la «spagnola», che uccise nel mondo circa 50 milioni di persone, fu scoperto il virus dell'influenza, isolato poi nell'uomo nel 1933 in Inghilterra. Da allora sono stati individuati tre tipi di virus, quello A (che circola sia nell'uomo che in altre specie animali) e quello B, responsabili della classica forma di influenza, e quello C, generalmente asintomatico, che provoca un'infezione simile al raffreddore. Essendo mutanti, questi virus obbligano il nostro sistema immunitario ogni volta a produrre nuovi anticorpi in grado di affrontarli e sconfiggerli.
Un’epidemia influenzale da virus di tipo A compare circa ogni 2 anni, ma solo se le modifiche sono profonde, come nel caso dell’H1N1, ci possono essere importanti conseguenze per la popolazione che, non avendo mai incontrato il nuovo virus, è scarsamente immunizzata e si ammala più facilmente, causando in tutti i gruppi di età grandi epidemie a livello mondiale chiamate «pandemie», che si verificano a intervalli di tempo imprevedibili.
Eppure, nonostante l’alta epidemicità, il grado di virulenza e le conseguenze letali della cosiddetta suina sono molto più basse dell’influenza stagionale, che lo scorso anno ha causato 8000 decessi, con ad oggi 38 morti, per lo più con patologie gravi, su un milione e mezzo di contagiati, la cui conferma oramai si basa quasi esclusivamente sulla sintomatologia, riservando i tamponi a casi particolari.
La vaccinazione, hanno affermato a più riprese gli esperti, non ha effetti collaterali, in ogni caso rari, dissimili dalle altre vaccinazioni (anche lo squalene, il più temuto imputato, è presente da tempo in molti vaccini, dicono) e va fatta per due ordini di motivi: quello ordinario di sanità, ossia evitare la paralisi del paese, l’altro per difendere l’intera collettività da possibili ricombinazioni del virus, possibilità remota ma da prevedere ed evitare. «Prima dell’assunzione di qualunque farmaco – dice Amendola –, anche dell’aspi - rina, dobbiamo valutare i potenziali rischi e benefici. Nella nostra regione la campagna vaccinale ha un trend migliore di quello di altre regioni, ma sono convinto che dopo quest’incontro miglioreremo ancora di più».
Sandra Guglielmi
La Gazzetta del Mezzogiorno |