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| Un centro studi per la tremolite in Basilicata |
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10/11/2009 |
| Lo spettro tremolite continua a destare paura nella Basilicata Sud. Fra Lauria e Castelluccio Superiore questo minerale si annida fra le rocce e poi, col rischio di sfarimento, può essere inalato. Con rischi gravissimi per uomini e ambiente. Il dramma venne a galla dopo che due persone - una di Castelluccio Superiore e un’altra di Lauria - furono trovate affette da tumori ai polmoni.
Dopo alcune indagini si appurò che, queste fibre di amianto prodotte in natura, covano in quell’a re a della Basilicata Sud. La prima forma di difesa è capire come combatterle e come prevenire. Così è venuta fuori l’idea di istituire a Maratea un centro di eccellenza per lo studio e la ricerca sulla tremolite. La proposta è stata lanciata a Seluci di Lauria, nel corso di un forum con i cittadini, dal presidente della quarta commissione regionale di Basilicata Marcello Pittella ed è stata giudicata «discutibile» dall’assessore alla sanità Antonio Potenza.
La questione esplose a inizi degli anni 2000. Nel 2002, l’allora presidente della giunta regionale Filippo Bubbico, dinanzi all’esplodere di questa emergenza territoriale, volle insediare una apposita unità di crisi per capire l’entità del fenomeno nel suo duplice aspetto, ambientale e sanitario, e per individuare il da farsi.
Ora è arrivata la nuova proposta del presidente della quarta commissione regionale. «Su questo tema e su questo territorio - ha sottolineato Pittella - penso possiamo costruire un punto di eccellenza della nostra sanità. Il nostro territorio e Maratea in particolare possono diventare un centro di riferimento regionale di studio e di ricerca sulla tremolite. Una realtà con valenza anche nazionale». Da questo momento fino alla approvazione della legge finanziaria, ha proseguito il consigliere Pittella, «Asp e Regione potrebbero programmare le modalità necessarie per raggiungere l’obiettivo».
«La proposta - ha affermato l’assessore regionale alla sanità, Antonio Potenza - mi sembra almeno così giudicandola a primo acchitto fattibile». A questo punto non resta che attivarsi per andare oltre la paura diffusa e l’attesa di qualcosa che non viene di fronte a un nemico invisibile e poco conosciuto. Qualcosa si può fare. A cominciare dal centro di ricerca per capire come tutelarsi.
di ANTONIETTA ZACCARA
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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