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| Una fogna a cielo aperto della quale nessuno ha competenza |
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3/11/2009 |
| Una fogna a cielo aperto che va a finire al crocevia tra un’area artigianale, un alveo di un fiume sulla sponda del quale dovrebbe sorgere un’opera d’arte e un fazzoletto di terra dove un privato si è ritagliato uno spazio per i suoi 620 viti: succede nella Val Sarmento, nel cuore del Pollino, nel territorio di San Paolo Albanese. L’area artigianale in questione non è mai realmente entrata in funzione, ma proprio in questi mesi è interessata in parte da lavori di riqualificazione di una struttura polifunzionale al suo interno; l’opera d’arte è il Teatro vegetale dell’artista italiano Giuseppe Penone, che in Basilicata è arrivato grazie al progetto Arte Pollino; la vigna è di Costantino Buccolo, ex carabiniere di San Paolo Albanese, che ha segnalato diverse volte una vicenda che dura ormai da almeno 2 anni. Questo è lo scenario.
La condotta è stata realizzata negli anni Ottanta dall’Ente Irrigazione. I bene informati raccontano che il percorso dell’impianto fognario seguì, in superficie, fin da subito il letto del fiume Sarmento e che, nel corso degli anni, l’acqua ha via via danneggiato irreparabilmente le condotte.
Tanto da causare letteralmente la fuoriuscita dei residui fognari che arrivano dal vicino comune di San Costantino Albanese. “E’ una questione sollevata più volte- spiegano dal Comune di San Costantino- e si potrebbe dire che questa problematica ancora irrisolta sintetizzi un malessere istituzionale, che si vede spesso quando nel corso degli anni le competenze passano di ente in ente”.
Nel corso degli anni, infatti, molte delle competenze proprie dell’Ente Irrigazione passano ad Acquedotto Lucano. E’ il caso dello schema idrico e fognario della regione. Attualmente, però, Al non riconosce la paternità dello schema fognario che scarica a cielo aperto a San Paolo. Sarà che per riparare completamente l’impianto danneggiato occorre una spesa cospicua; sarà che finora il solo a lamentarsi con insistenza è stato il signor Buccolo, che a due metri dallo scarico ha un pezzo di terra; sarà, ma quel pezzo di condotta è paradossalmente figlia di nessuno.
Ha contattato diverse volte funzionari di Acquedotto Lucano e si è sentito rispondere che Al non aveva la responsabilità della condotta fognaria a cielo aperto; ha chiesto al Comune di San Costantino Albanese e gli hanno risposto la stessa cosa. Alla fine Costantino Buccolo, ex carabiniere con la passione per la campagna, ha deciso di raccontare la sua storia alla Gazzetta.
D- Quando è cominciato tutto?
R- Negli anni Novanta ho preso questo terreno; è demaniale e l’ho avuto in concessione pagando annualmente. Un paio d’anni fa è cominciata a fuoriuscire l’acqua stagnante.
D- Cosa ha fatto?
R- Mi sono rivolta ad Al ma mi hanno detto che non è di loro competenza.
D- Lei ha continuato a vivere questo disagio?
R- Certo, venivo qui la mattina presto e alle 8 e 30, soprattutto d’estate, dovevo andar via perché non si poteva stare tanto era il cattivo odore. Qui ho 620 viti che ho dovuto abbandonare. Ho preferito così.
D- Ha avuto anche perdite economiche?
R- Si, soprattutto perché ho realizzato un impianto di irrigazione apposito e ho acquistato tutto ciò che serviva.
D- Lei paga anche una quota annuale al demanio?
R- Si, ma quella è una cifra irrisoria. Il problema sono gli investimenti sulle colture.
Adesso mi sono rivolto anche ad un avvocato. Ho saputo che tempo fa da Al era arrivata la promessa dello stanziamento di 20mila euro per risolvere la questione e che il tutto sarebbe stato completato entro il 15 agosto scorso.
D- E invece cosa è successo?
R- Il giorno di ferragosto sono venuto in campagna e, come era prevedibile, non era cambiato nulla.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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