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| «Marinagri? Un’altra Sarno» |
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28/10/2009 |
| Marinagri? Un brutto capitolo della storia del territorio della Basilicata che deve essere velocemente e definitivamente chiuso. Anche perché potrebbe risolversi in una nuova Sarno. O in una nuova Messina. Lo hanno detto i rappresentanti della Federazione regionale di Rifondazione Comunista ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, nella quale hanno illustrato le ragioni della diffida stragiudiziale all’Au t o r i t à di Bacino e alla Regione Basilicata, depositata circa un mese fa, insieme ai Radicali Lucani. I rappresentanti del Prc hanno anche stigmatizzato la presentazione, da parte di cinque consiglieri regionali, di una mozione che avrebbe dovuto essere discussa oggi e di cui riferiamo a parte, ed hanno chiesto «alla magistratura un processo veloce», giudicando la stessa mozione «inopportuna, perchè si indicano fatti non veritieri». Il consigliere regionale Emilia Simonetti ha ricordato che «il partito è preoccupato per il destino delle imprese e dei lavoratori». Il segretario provinciale di Matera del Prc, Ottavio Frammartino, ha detto: «Abbiamo già presentato formale diffida alla Regione Basilicata e all’Autorità di bacino, ponendo una serie di quesiti sui quali vogliamo risposte. La nostra è una battaglia in difesa della legalità, del lavoro e della sicurezza dei cittadini». Il segretario della Basilicata del Prc, Italo Di Sabato, ha parlato di «questione di legalità e di civiltà». «Ci chiediamo come mai – ha aggiunto il segretario di Potenza del Prc, Francesco Cirigliano – i consiglieri che hanno presentato la mozione si preoccupino solo ora della questione del lavoro, dopo essere rimasti zitti su altre vicende che interessano il tessuto produttivo del territorio».
Rifondazione punta il dito sul provvedimento dell’Autorità di Bacino in base al quale l’edificazione del complesso turistico a patto che venissero innalzati gli argini di un metro con continua manutenzione e che la società Marinagri presentasse con cadenza biennale una relazione sullo stato degli argini, pena la revoca dei permessi. Il che, secondo il Prc, significa «che non vi è certezza di evitare la inondabilità delle aree in caso di eventi atmosferici di particolare intensità». Non solo: «Cosa succederebbe - si chiedono i rappresentanti di Rifondazione, se la società non presentasse le relazioni? E se emergesse la necessità di ulteriori innalzamenti? E se la società dopo la costruzione del complesso andasse in liquidazione, l’obbligo a chi passerebbe? E se dopo alcune cadenze biennali si dovesse constatare che le opere di difesa non sono sufficienti a proteggere i proprietari e la popolazione dalle inondazioni?». «Dopo Sarno si è detto “Mai più”. Ora, dopo Messina, si dice “Mai più” - ha commentato Frammartino - ma poi ci troviamo di fronte a opere come Marinagri». Insomma, per il Prc si tratta dell’ennesimo esempio di una politica di «saccheggio del territorio». Altre questioni aperte, per Rifondazione, riguardano l’acquisizione dei terreni dall’Alsia, che avrebbe a sua volta avviato un’azione giudiziaria per la restituzioni.
Giovanna Laguardia
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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