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| Casa deturpa il paesaggio, quattro condanne |
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25/10/2009 |
| Impedisce la vista del panorama, il giudice del tribunale di Lagonegro fa abbattere, a Maratea, parte di una casa realizzata abusivamente. Un’abitazione che non passa inosservata, costruita com’è su tre piani, in via S. Elia, una delle strade principali del cento storico di Maratea. I vicini, però si sentono derubati del panorama. Per loro quella casa, o almeno parte di essa, è un vero e proprio pugno in un occhio. Una bruttura che per giunta non consente loro di vedere più il mare. Scatta così la denuncia. E in questi giorni si è concluso il processo con la sentenza del giudice monocratico, Claudio Scorza, che ha ordinato la demolizione delle parti del manufatto realizzate abusivamente e, allo stesso tempo, ha condannato quattro persone a quattro mesi di reclusione per concorso in abuso edilizio.
Si tratta di Biagio Limongi e Silvana Oliva, proprietari dell’abitazione, di Francesco Pacchiano, direttore dei lavori e di Gaetano Marrelli, esecutore dei lavori. I quattro (che hanno beneficiato della sospensione della pena) sono stati anche condannati a pagare di tasca propria le spese per la demolizione. Inizialmente, sotto inchiesta finiscono anche amministratori e tecnici comunali dell’e poca poi assolti in fase di udienza preliminare perché non si dimostrò che tra loro e i proprietari dell’abitazione incriminata fossero intervenuti accordi sottobanco. La volumetria del fabbricato è risultata di quasi 200 metri cubi in più, ossia 940 contro 750; il tetto ha una pendenza maggiore: 33 per cento rispetto al 30 per cento previsto. Inoltre il fabbricato non rispetta la distanza dalla strada e i tre balconi sono più lunghi. A causa di tutto questo i vicini anziché il bel golfo di Policastro sono costretti ad ammirare le mura del manufatto. Ma ancora per poco. Infatti, dopo la sentenza del giudice le parti abusive della casa dovranno essere demolite e i cittadini potranno tornare a vedere il mare.
Pino Perciante
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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