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| Occupazione petrolio: il sindacato chiede più garanzie nei cambi di appalti |
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24/10/2009 |
| Problema occupazione sempre in primo piano nella terra del petrolio. Reintegro dei lavoratori durante i cambi d’appalti e mantenimento delle medesime condizioni economiche che le stesse maestranze hanno acquisito nel precedente periodo lavorativo: sono essenzialmente questi i punti salienti delle richieste della Cgil per quanto riguarda la situazione occupazionale nelle aree del petrolio lucano.
Lo chiedono ormai da mesi i lavoratori, i disoccupati dell’area che per il tramite della Cgil hanno invitato i Sindaci del territorio a discutere circa le azioni da intraprendere per pervenire quanto prima alla stesura di un modello contrattuale che garantisca e tuteli le maestranze nei cambi di appalti dell’indotto ENI. I Sindaci presenti nell’ultimo incontro promosso dal sindacato si sono impegnati a sostenere tali rivendicazioni adottando, come hanno già fatto quattro amministrazioni comunali, le opportune deliberazioni consiliari per approvare il relativo ordine del giorno.
Il punto relativo ai cambi d’appalti riguarda una contrattazione che i sindacati da “eccezione vogliono diventi regola” come spiega Mario Fulco, segretario della Camera del Lavoro Val d’Agri.
I dati riportano ad una vicenda poi risolta in maniera puntuale e nel nome della quale viene chiesta una regolamentazione negli indici d’appalto. E’ quella dei 40 addetti del Centro Olii di Viggiano, che due anni fa hanno rischiato il posto. Un rischio che, per quelli adesso rimasti, potrebbe riproporsi la prossima primavera, quando per le due società nate dalla precedente Valteco, scade il contratto. Proroga biennale permettendo.
Altro problema scaturito dalla discussione, specie dagli interventi dei lavoratori presenti, la necessità di focalizzare l’attenzione sulle dinamiche interne alle varie aziende dell’indotto ENI che spesso penalizzano fortemente i lavoratori lucani rispetto a quelli provenienti da fuori.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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