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A Potenza un disoccupato intestatario di 116 vetture

21/10/2009



Sono disoccupati, operai, impiegati. Non nababbi. Eppure hanno intestato più di cento automobili a testa. È partita la caccia ai «multiproprietari» lucani finiti nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma che ha sgominato una banda abile nel contraffare passaggi di proprietà, libretti e assicurazioni auto, certificati medici e permessi di soggiorno (si veda la Gazzetta di domenica scorsa).
Vetture «fantasma», dunque, che viaggiano anche in Basilicata dove 13 persone risultano proprietarie di 1.740 automobili. Disaggregando il dato nelle due province, scopriamo che nel Potentino ci sono 4 intestatari per 525 auto: a Potenza città una persona ha intestato 116 auto, un senisese ne ha 111 e un residente di Abriola 146. Il record, a livello provinciale, lo detiene un cittadino di Balvano che possiede ufficialmente 152 vetture. Un particolare: questo «amante» delle auto risulterebbe defunto. Nel Materano sono 9 gli intestatari per 1.215 auto: a Matera città sono tre i «multiproprietari» che possiedono rispettivamente 165, 111 e 107 automobili. A Pisticci due residenti sono proprietari di 116 e 148 mezzi, a Miglionico 168 vetture sono intestate a una sola persona. Ad Accettura il record: un solo proprietario per 174 auto.
Bocche cucite sui nomi alla procura antimafia di Roma. Si sa soltanto che in Basilicata le «auto fantasma» sono intestate a uomini tra i 40 e i 50 anni, tutti italiani, nessuno straniero. E che non risultano ricchi, ma «comuni mortali» e pure qualche disoccupato come nel caso di Potenza città: il proprietario di 116 auto è ufficialmente senza lavoro. Non figurano nell’elenco i titolari delle concessionarie che tra «chilometri zero» e permute s’intestano più di 1.000 auto in un anno.
I truffatori - responsabili di una colossale evasione per l’erario, avevano messo su un business grazie all'intestazione ad alcuni prestanome di oltre 160 mila automobili. Complessivamente i sospettati sono 840, ma per ora risultano indagate solo quattro persone, tutte di Roma, ritenute responsabili dell’associazione a delinquere.
Il meccanismo della truffa? Pagando qualche centinaio di euro, oltre all'intestazione di un'auto che non avrebbe mai potuto acquistare, chi si rivolgeva a questa banda otteneva anche documenti di vario tipo (necessarie per l’intestazione delle auto), falsi bollettini postali riportanti versamenti nella realtà mai effettuati, iscrizioni al Pra, polizze auto e relativi tagliandi annuali.
L'indagine è partita dallla registrazione negli uffici della polizia municipale a Tor Bella Monaca (Roma), di alcuni incidenti stradali mortali o con feriti gravi, causati da pirati della strada. A quel punto è cominciato a venir fuori un quadro generale che coinvolge un migliaio di persone, risultate essere clienti dei falsari, e oltre 160mila veicoli dei quali non si conoscevano i veri conduttori. I veicoli potevano essere utilizzati per qualsiasi attività illecita diminuendo o scongiurando il pericolo di essere «beccati»: così si garantivano pregiudicati, stranieri irregolari e truffatori. Alcune delle auto risultavano, nella realtà, intestate a persone ormai decedute. Senza contare che altri mezzi erano registrati a senza fissa dimora a carico di servizi sociali e quindi con domicili convenzionati, oppure a non titolari di patente di guida. O, ancora, residenti in più indirizzi contemporaneamente.
MASSIMO BRANCATI
Gazzetta del Mezzogiorno



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