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Basilicata e frane 10% del territorio è ad alto rischio

19/10/2009



Dio salvi il territorio dai disastri, perché gli uomini (e lo Stato), a parte le parole di rito, gli hanno tagliato i viveri. La Basilicata dei borghi fragili, ridotta in cifre e in categorie di rischio, corrisponde a circa trentamila aree in frana censite sui diecimila chilometri quadrati del territorio. E altri settecento chilometri che - a seguito di rilievi topografici e aerei, di studi idrogeologici e idraulici – consentono di individuare le fasce di pertinenza fluviale, cioé le zone che risultano essere a maggior rischio di allagamento quando si verificano piene eccezionali. Superfici che vengono monitorate anche sul piano della frequenza degli eventi alluvionali: con probabilità di accadimenti che possono verificarsi ogni 30, 200 e 500 anni. Almeno il dieci per cento di queste trentamila frane censite sono aree a rischio molto elevato. E si tratta di aree che interessano l'intero territorio regionale con particolari concentrazioni: una di queste, ad esempio, è costituita dalla Basilicata sud. Ma non è la sola.

Il Materano invece, soprattutto nella fascia interessata dalla foce dei cinque fiumi (Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni) ha, come specificità, un particolare livello di rischio dal punto di vista idraulico. Nei giorni in cui si è appena finito di piangere i morti per la tragedia di Messina e nel Paese in cui, periodicamente, si denuncia lo sfacelo del territorio a tragedia avvenuta, la risposta che giunge dalla Basilicata appare esemplare. Qui, l'Autorità di bacino ha avviato la realizzazione di una sorta di banca informatizzata dei dati relativi alle condizioni del terr itorio. Una «fotografia» che, ovviamente, è permanentemente in progress ma che, comunque, nell'ambito del Pai (Piano per l'assetto idrogeologico) individua, studia e perimetra le aree a rischio frana e quelle a rischio esondazione.

Alla luce del monitoraggio, delle informazioni acquisite e della stessa storia delle singole zone a rischio, viene composta una cartografia con indicazioni che, in base ai colori, segnalano i differenti gradi di pericolosità. Si va dal livello «R4» (rischio molto elevato) a quello «R1» (rischio moderato). «Il Pai – osserva l'ingegner Michele Vita, segretario regionale dell'Autorità di bacino della Basilicata – costituisce un importante strumento di prevenzione che ci aiuta ad avere un monitoraggio continuo e a governare il territorio. Dal 2001 a oggi lo avremo aggiornato 13 o 14 volte almeno. Si tratta di uno strumento importante che però da solo non basta. Accanto all'opera di pianificazione, infatti, è necessaria una efficace programmazione degli interventi di messa in sicurezza del territorio stesso. E per queste opere, negli ultimi anni, non ci sono risorse adeguate. Siamo arrivati a finanziamenti irrisori, nell'ordine di 5 o 6 milioni di euro l'anno».
«Si tratta di cifre - conclude il segretario generale dell’Autorità di bacino - che non ci consentono interventi e opere di manutenzione per territori e corsi d'acqua. Fino a 5 o 6 anni fa, i finanziamenti ammontavano a circa 25 milioni annui. Non si poteva risolvere tutto, ma qualcosa si poteva fare. Ci si dimentica che, in assenza di cura, prima o poi si paga il conto. Prima o poi inevitabilmente succedono i disastri».

La Basilicata dei borghi fragili è costituita da 123 comuni «a potenziale rischio idrogeologico». Secondo dati del Ministero, 56 di essi risultano essere prevalentemente a rischio frana, 2 a rischio alluvione, 65 a rischio di entrambi. Il fenomeno del dissesto interessa il 94% dei nostri abitati (il 100% di quelli in provincia di Matera). Almeno 118 risultano essere i comuni bisognosi di consolidamento e 19, in base a leggi e a regi decreti di antica memoria (a cominciare dalla legge 140 del 1904 e dai regi decreti del 1908, 1916, 1920, 1922), quelli che andrebbero sottoposti a trasferimento totale.

123 GLI ABITATI MINACCIATI IN BASILICATA

In un territorio così fragile, è fondamentale un'opera di manutenzione mirata e di pulizia idraulica come quelle che, grazie al monitoraggio effettuato in base al Piano per l'assetto idrogeologico, è stato possibile organizzare e sistematizzare in una banca informatica realizzata dall'Autorità di bacino della Basilicata. Il lavoro di quest'ultima si riferisce alle aree di competenza, legate ai bacini. Non rientrano nella sua gestione la Basilicata Nord-Ovest (bacino del Sele) e quella Nord-Est (bacino dell'Ofanto). Ci sono invece gli altri bacini lucani (Bradano, Basento, Cavone, Agri, Sinni) con l'aggiunta di territori che ricadono nelle province di Bari e Taranto (bacino del Bradano) e di Cosenza (bacini del Sinni e del Noce).

Mimmo Sammartino
la gazzetta del mezzogiorno



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