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«Costretta a rivolgermi agli usurai»

19/10/2009



«Sono disperata. Dopo i silenzi e gli appelli caduti nel vuoto sono costretta a rivolgermi agli usurai». Marinella Angrisano di Episcopia è l’esempio di come il sistema di aiuto per chi è in odore di «strozzinaggio» non funzioni. La donna, che è titolare di una tabaccheria, lanciò il grido d’allarme lo scorso 21 aprile sulla Gazzetta. Ha scritto lettere, telegrammi, si è rivolta anche al governatore Vito De Filippo per segnalare il suo caso, ma non ha ricevuto alcuna risposta. L’unico segnale di attenzione è giunto dal commissario regionale del comitato per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura della Regione, l’avvocato Domenico Potenza. In una lettera inviata alla commerciante, Potenza spiega di «aver provveduto a trasmettere la relazione sulle condizioni dell’azienda gestita dalla donna ai presidenti nazionale e regionale dell’Abi (associazione bancari italiani) e per conoscenza ai prefetti di Potenza e Matera, sollecitandone il diretto interessamento per la soluzione del problema». L’Abi - segnala ancora Potenza - ha contattato gli istituti finanziari indicati dalla donna per capire le ragioni della mancata erogazione del prestito. Punto. Nient’altro. Se non l’interesse di Potenza che, però, nella stessa lettera precisa di «avere competenze limitate. Non basta - scrive - una coscienza personale incolpevole a risolvere le molte difficoltà ascrivibili a tentativi di concertazione spesso infruttuosi e impotenti».

La commerciante, lo ricordiamo, aveva chiesto aiuto alla fondazione antiusura «Interesse uomo», ai Cofidi, alle banche. Nessuno è disponibile a venirle incontro con un prestito. Tra varie vicissitudini legate alla sua attività commerciale, ha contratto un debito di circa 30mila euro. «Non ho un centesimo per saldarlo - dice la donna - e sono pressata dagli strozzini. La fondazione antiusura mi ha spiegato che loro di solito fanno interventi per le famiglie tramite la Banca Etica fino a massimo di 10.000 euro, mentre per i commercianti bisogna rivolgersi al Cofidi Basilicata». Per avviare la pratica, però, l’associazione le ha chiesto il versamento di una quota di 452 euro. E non è detto che poi il tutto vada a buon fine, considerando che le banche spesso alzano un muro invalicabile fatto di richieste di garanzie e documenti.

Che fare? Il presidente di «Interesse uomo», don Marcello Cozzi, attraverso la Gazzetta, aveva detto che si sarebbe interessato personalmente della vicenda nel tentativo di trovare un sistema in grado di venire incontro alle esigenze della commerciante. Oggi non c’è traccia di quell’impegno . E intanto il fiato degli usurai è sempre più vicino al collo della donna: «Mi hanno sempre detto - dice - che non posso avere un aiuto perché sono esposta con le banche attraverso un mutuo che non sono in grado di pagare. Ma se potevo pagare il mutuo non stavo certo qui a chiedere un sostegno. Ho fatto tanti sacrifici per riuscire a saldare i debiti con Monopoli di Stato, ma l’amministrazione mi ha comunque inviato la revoca della licenza tabacchi, in quanto per loro non sono un gestore affidabile».

Per poter salvare la sua attività deve venderla al marito: «Ma con aggravi di spesa che non posso sostenere. Devo sborsare 4.500 euro più i costi dell’atto notarile, delle polizze fidejussorie», il fido tabacchi di 3.000 euro e altri versamenti. Dove li prendo tutti questi soldi? Sto prendendo in seria considerazione l’ipotesi di rivolgermi a un usuraio». Angrisano, che aspetta un bambino, versa lacrime amare: «Spero che mio figlio venga al mondo in una famiglia non... strozzata».

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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