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«Nave dei veleni» iniziate le ricerche in Basilicata

13/10/2009



Ai raggi x il mare di Maratea. Da ieri, come anticipato dalla Gazzetta, è operativa nelle acque della cittadina tirrenica la nave oceanografica Astrea per cercare il relitto della Yvonne A: la «nave dei veleni» che secondo il pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti sarebbe stata affondata proprio a largo di Maratea. La campagna esplorativa della nave dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) è cominciata ieri mattina presto a circa 13 miglia a largo del porto di Maratea, in una zona dove, anche in passato, è stato segnalato qualche avvistamento sos petto.

«Qualcosa forse lì troveremo - sostiene il sostituto procuratore di Lagonegro Francesco Greco che coordina le indagini su Maratea –. Ma non è detto che sia la nave dei veleni. Potrebbe trattarsi anche di una nave da guerra. Al momento, però, non possiamo dire niente di più preciso. Le ricerche sono in corso». Ad un certo punto però ieri pomeriggio le ricerche hanno dovuto interrompersi a causa del maltempo. Una bufera di vento e pioggia si è abbattuta su Maratea, come sul resto del Lagonegrese, costringendo l’Astrea e il suo equipaggio a ritornare in porto.

«A parte qualche anomalia del fondo – spiega il capomissione dell’Astrea Luigi Alcaro – fino ad ora non abbiamo trovato altro. Le ricerche proseguiranno anche nei prossimi giorni». Le ricerche proseguiranno fino a giovedì. Le esplorazioni avvengono con uno strumento molto sofisticato: il multibeam side scan sonar, una sorta di ecoscandaglio, in grado di rilevare eventuali anomalie presenti sui fondali marini.

L’Astrea è arrivata a Maratea su richiesta del sostituto procuratore Greco che ha anche fornito alcune delle coordinate ai tecnici della nave per le esplorazioni. Le ricerche saranno eseguite fino ad una profondità di circa 600 metri. Qual ora le ricerche dovessero evidenziare la presenza di una nave che non dovrebbe esserci, la nave oceanografica preleverà campioni di acqua, pesce e vegetazione marina per ricercare eventuali indici di radioattività che potrebbero far pensare alla presenza di una delle cosiddette “navi a perdere” anche sui fondali di Maratea.

A largo di Cetraro, lo scorso 12 settembre, ad una profondità di quasi 500 metri è stato individuato un relitto che potrebbe essere quello della Cunsky, la nave che il pentito della ‘ndrangheta aveva affermato di aver affondato direttamente con il suo carico di 120 fusti di scorie radioattive. In questi giorni è partita da Cipro una nave della Saipem, società del gruppo Eni, che si è offerta gratuitamente di fare verifiche per capire se il relitto scoperto a Cetraro è davvero quello della Cunsky. Se così fosse, anche il mare di Maratea potrebbe nascondere un «cimitero » di rifiuti tossici.

Stando sempre alle rivelazioni di Fonti, la Yvonne A nascondeva un carico di 150 bidoni di fanghi radioattivi. Intanto i magistrati calabresi precisano che non ci sono certezze sul fatto che quella scoperta a Cetraro sia davvero la nave Cunsky, come riferito dal pentito Francesco Fonti. Resta, però, il fatto che la sotto c’è una nave che non dovrebbe esserci con dei fusti che non si sa cosa contengano e che ha uno squarcio da dentro verso l’esterno come se fosse stata fatta esplodere. È su questo bisogna fare luce.

PINO PERCIANTE
la gazzetta del mezzogiorno



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