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Imprenditore ucciso a Como era di San Fele

12/10/2009



L’omicidio è più una certezza che un’ipotesi. Antonio Di Giacomo, il 46enne originario di San Fele e residente a Colico rinvenuto cadavere nel suo furgone sabato sera, sarebbe stato ucciso già venerdì, forse nel primo pomeriggio, poco dopo essere uscito di casa, a mezzogiorno. Sono vari gli elementi che fanno pensare a questo. Innanzitutto il telefono. Il cellulare di Di Giacomo sarebbe stato spento quasi subito. Dopo una chiamata alle 12.30 le «celle» del sistema telefonico non hanno agganciato più quell’utenza. Ma che tutto sia avvenuto venerdì pomeriggio lo depone anche il «Mercedes Vito» giallo nel cui vano di carico è stato trovato il cadavere.

Un residente di Tavernerio, dove è stato rinvenuto, lo aveva notato già nella serata di venerdì, ma senza farci caso più di tanto. Nelle vicinanze vive un fratello della vittima quel mezzo con le insegne della «Wind service» era già stato visto in zona. Una zona definita «ideale», per un delitto. Un parcheggio al centro di un’area residenziale, ma lontano dalle case e vicino alla statale. Sabato, dopo che la moglie Cecilia aveva denunciato la scomparsa, quel furgone lo ha però visto un nipote di Antonio. Ha chiamato la polizia che ha fatto la macabra scoperta. Il mezzo era aperto, e Di Giacomo era steso a pancia sotto, senza scarpe, sdraiato in un grosso armadio di plastica grigia con su un telo verde da cui spuntavano i piedi, tra scatoloni carichi di cialde di caffè. La testa era avvolta in un sacchetto di cellofane. Forse chi lo ha colpito ha voluto evitare eccessivo spargimento di sangue.

Antonio Di Giacono era partito da San Fele nel 1972, a 9 anni, coi genitori, i 3 fratelli e la sorella per stabilirsi nel Lecchese. Da una ventina di anni viveva a Colico (Co) dove aveva rilevato un rustico, lo aveva sistemato e aveva messo su famiglia. Prima fal egname, poi la nascita della Wind Service, chiamata così poichè Antonio era un grande amante del surf al punto che in un primo momento dopo la scomparsa si era pensato proprio a un incidente sportivo. Ma non era così.

GIOVANNI RIVELLI
La gazzetta del Mezzogiorno



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