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Potenza, gli assegni per i poveri andavano ai furbetti

11/10/2009



I «furbetti dell’assegnino» si annidano, pronti a colpire ogni volta che ci sono vacche da mungere, soldi pubblici da «intercettare» e graduatorie da falsare. Il programma della «Cittadinanza solidale», voluto dal governo lucano per dare un contributo agli indigenti, non si sottrae a questa distorsione tutta italiana. Il risultato: la Regione Basilicata si appresta, attraverso il suo ufficio legale, a recuperare somme erogate a chi non aveva i titoli per averle. Si persegue, dunque, una fascia cospicua di cittadini già ritenuti bisognevoli del contributo di solidarietà.

Ciò che sorprende, però, non è tanto il fatto che la Regione sia determinata ad agire esecutivamente per il recupero di somme indebitamente erogate, ma l’inesorabilità e l’irreversibilità del ricorso ad una prassi assistenzialistica che non porta da nessuna parte. Se iniziative di tale natura sistematicamente falliscono perché congegnate come erogazioni a pioggia su cui si calano orde barbariche di furbetti che si mischiano alla povera gente per appropriarsi, anche a loro danno, di provvidenze, non meno fallimentare è la superficialità e l’inconsistenza di un sistema di pagamento che non filtra a dovere l’erogazione in favore di falsi beneficiari.

L’esigenza di rendicontare con successo l’iniziativa, secondo quella capacità di spesa di cui tanto si pregia la politica (non solo quella regionale), conduce a siffatti paradossi. Spetta, poi, alla giustizia fare il suo corso.

Ma la giustizia, ci si chiede, potrà mai sopperire a simili disfunzioni? L’indebito finito nelle mani di furbi (ma nullatenenti) sarà mai recuperato? Il rischio è quello di andare incontro a un’operazione che comporterà soltanto un’ulteriore spesa per le casse regionali. Quella relativa all’incardinamento dei giudizi e alla registrazione delle sentenze di condanna. Per ogni pratica il costo varia a seconda della somma da recuperare (mediamente si aggira sui 200, 300 euro). Ma un fatto è certo: la Regione non recupererà nulla perché non potrà «aggredire» alcun patrimonio, dal momento che anche chi ha indebitamente percepito il contributo è pur sempre un disoccupato e un nullatenente. Mentre ai fini della determinazione dei requisiti si fa riferimento al reddito familiare, quando si vanno a recuperare i soldi dal punto di vista legale bisogna agire sul patrimonio personale, non quello familiare che è stato autocertificato in maniera falsa.

Traduzione: andando ad agire su un furbo che resta un «povero cristo» - magari con le tasche un po’ meno vuote di chi ha davvero i requisiti per accedere alla «cittadinanza solidale» - non si porterà a casa un solo euro del «maldonato». Ma si spenderanno altri soldi pubblici.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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