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Ecco i «castelli di sabbia» censiti in Basilicata

28/09/2009



Un dossier con nomi, indirizzi, dati. Uno studio che risale al 2001, finito dritto dritto (e «immacolato») negli scaffali impolverati di Regioni, Comuni e Province. È il rapporto Barberi (dal nome dell’allora sottosegretario alla
Protezione civile, Franco Barberi) sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici in Basilicata, Abruzzo, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia.
Tre tomi (formato
enciclopedia) che avrebbero dovuto costituire una base per poter calibrare gli interventi di prevenzione sul fronte edilizio legati al rischio di terremoti. Nei lunghi elenchi di edifici, palazzi e istituti «ad alto rischio sismico» figurano molte strutture crollate sotto i colpi del terribile sisma abruzzese. C’era un’indicazione ben precisa sui rischi, ma tutto è passato inosservato. Verrebbe da dire: cronaca di un disastro annunciato. Dopo giorni di ricerche infruttuose e di appelli ai Comuni lucani (che dovrebbero averne copia, ma che in gran parte ignorano addirittura l’esistenza del dossier) la Gazzetta è riuscita a scovare una copia del rapporto.
La parte che riguarda il territorio lucano è «nutrita» e vale la pena darci una sbirciata per capire quali sono, secondo il monitoraggio, gli edifici pubblici maggiormente esposti al rischio terremoto. Diciamo subito che in
totale sono stati censiti in Basilicata 3.242 palazzi: 1.033 tra scuole e palestre, 178 strutture sanitarie, 829 civili, 182 militari, 761 tra chiese e parrocchie, 181 servizi a rete, 73 ferroviarie e locali stazioni annessi. Il è quadro che emerge dalle rilevazioni piuttosto allarmante: sono 310 gli edifici, tra quelli presi in esame dall’indagine, ad alta vulnerabilità sismica. Ma c’è anche un sottobosco di rischi più contenuti: il censimento, infatti, evidenzia anche 209 edifici in muratura «di cattiva qualità» con solai in legno e putrelle, e altri 316 sempre «di cattiva qualità» con solai in laterizi e calcestruzzo. Scorrendo l’elenco dei locali classificati come «fragili» scopriamo che la parte più sostanziosa riguarda le scuole (il 43% del totale), seguite a ruota da edifici in cui trovano posto Municipi e rappresentanze istituzionali. Spuntano anche gli ospedali (nella graduatoria ci sono quelli di Lagonegro, Maratea e Pisticci) oltre all’ormai famoso padiglione «A» del San Carlo di Potenza, al centro nei mesi scorsi di accese polemiche. Nel rapporto Barberi si anticipava ciò che è stato riscontrato anni dopo da una perizia: la struttura potentina, alta nove piani, con le sale operatorie al terzo, presenta una fragilità inquietante. Il peso degli ultimi tre piani, in particolare, la sua stabilità se si comprometterebbe verificasse un sisma di elevata intensità. A luglio scorso la Regione - che ha preso coscienza del problema (poteva farlo qualche anno se solo avesse letto il dossier) - ha inserito nel programma di investimenti, approvato dal Ministero della Salute, la costruzione di un nuovo padiglione in cui trasferire tutte le attività oggi ospitate nell’ala «A». Aspettando interventi anche su altri edifici pubblici, non resta che incrociare le dita. E sperare che le «profezie» abruzzesi di Barberi non concedano il bis.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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