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Vuoi uno specialista? Liste d’attesa infinite

25/09/2009



Liste di attesa troppo lunghe? Una piaga che non si riesce a debellare. Mesi per una indagine ecografica, per una visita reumatologica. Attese ancora più lunghe per prestazioni di professionisti come il fisioterapista o il logopedista. I rappresentanti regionali di Cittadinanza Attiva - Tribunale dei diritti del Malato non hanno esitazioni nel denunciare le magagne della sanità lucana. Storia e storie di diritti negati. È di cittadini che, indignati, si rivolgono al Tribunale dei diritti del malato. È il caso, ad esempio, di V.L., un uomo con un problema piuttosto serio alla tiroide, che riesce ad ottenere un appuntamento all’ospedale di Potenza dopo ben 90 giorni. Ma quando arriva l’appuntamento viene disdetto per mancanza del medico. Fissato un nuovo appuntamento a Tinchi, anche lì va buca perchè il medico è in ferie. Per cui dopo cinque mesi di attesa è costretto a fare l’ecografia a proprie spese. È questo un caso emblematico della ricca documentazione raccolta da Cittadinanza Attiva-Tribunale dei diritti del malato. Un caso che fa il paio con i 120 giorni di attesa per una visita cardiologica, fissata al 5 di gennaio, gli otto mesi di attesa per l’intervento di un logopedista. E ancora, con i 160 giorni di attesa per una visita reumatologica, 123 per un eco doppler, 92 per una prova da sforzo, recentemente denunciati dai pensionati della Cisl.

«Il vero paradosso - spiega Maria Antonietta Tarsia - segretario regionale di Cittadinanza Attiva - è che adesso per fare un certo tipo di visita non viene più richiesta la ricetta del medico di base, ma quella dello specialista, per cui il cittadino per avere la prescrizione deve andare da uno specialista a pagamento. Il che per i pensionati e i cittadini delle fasce più deboli è una vera e propria jattura. Alcuni sono costretti perfino ad indebitarsi». Un punto sui cui batte anche il sindacato dei pensionati della Cisl: «Pensate ad un 75enne molto malato che prenota una visita e si sente rispondere che deve aspettare due o tre mesi. È inaccettabile, soprattutto da parte di chi non ha risorse per farsi curare in maniera privatistica».

Dopo l’accorpamento delle Asl, Cittadinanza Attiva ha registrato un incremento delle denunce da parte degli utenti. «Nei piccoli ospedali - dice Tarsia - si nota quasi un’aria di smantellamento».Insomma, secondo la denuncia dei rappresentanti dei cittadini, le liste di attesa sono sempre più lunghe. Ma non c’è davvero alcun rimedio? «In realtà - spiega Tarsia - c’è una legge nazionale che stabilisce che la prestazione sanitaria non piò essere fissata oltre i 60 giorni dalla richiesta e i 15 in caso di urgenza. Il cittadino quindi, in base alla legge, in caso di inadempienza, può rivolgersi ad uno specialista privato e chiedere un rimborso dell’80 per cento alla Regione». Ci sono poi casi di disguidi che hanno addirittura del grottesco, come quello di un giovane chiamato al Crob di Rionero il venerdì per la terapia, per scoprire poi il sabato mattina che il medicinale non c’era e rimandare tutto al mercoledì successivo.

Per le istituzioni regionali, invece, il problema delle liste di attesa è limitato soltanto ad alcune prestazioni. «Se i cittadini vogliono per forza essere visitati dal primario di un reparto - dice l’assessore regionale alla Sanità Antonio Potenza - è chiaro che le liste di attesa per una determinata prestazione si allungheranno a dismisura. L’intesamento che si crea viene determinato anche dalla scelta fatta dai cittadini, che a volte si indirizza in maniera quasi esclusiva su un determinato professionista. Se invece si optasse per altre strutture, magari anche fuori dalla città, le liste di attesa si accorcerebbero sensibilmente e in tempi brevi. In ogni caso i servizi di emergenza sono sempre garantiti perchè in questo senso il servizio sanitario regionale è attrezzato».

Secondo Potenza, poi, la riorganizzazione del sistema sanitario lucano non avrebbe effetti sull’erogazione delle prestazioni ai cittadini. «L’istituzione dei distretti - spiega l’assessore alla Sanità - è un problema esclusivamente amministrativo, per evitare che ci sia troppa distanza tra il vertice del sistema sanitario e la base, un problema che non ci consentirebbe si seguire al meglio i problemi della base. In questo contesto, però, l’organizzazione della routine quotidiana è rimasta assolutamente invariata, perché le strutture sanitarie sul territorio non sono state minimamente modificate, anzi, le procedure sono state semplificate. Il processo, in ogni caso, è ancora in evoluzione, perché ogni Asl avea una propria organizzazione ed ora è necessario unificare il tutto. D’altra parte è interesse degli amministratori ed in particolare di questo assessorato, che la riforma vada avanti il più celermente possibile e che si chiuda al più presto questa partita».

Giovanna Laguardia
la gazzetta del mezzogiorno



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