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| Nucleare, associazioni ambientalistiche scrivono a regioni |
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22/09/2009 |
| “La scelta del Governo sul nucleare è autoritaria e centralista. Le Regioni devono ribellarsi e non rinunciare all’esercizio del potere”.
E’ quanto si legge in una nota congiunta di Greenpeace, Wwf e Legambiente che comunicano di aver scritto ai presidenti delle regioni italiane invitandoli a impugnare la legge di fronte alla Corte Costituzionale.
“In Italia – continuano le Associazioni - la competenza delle Amministrazioni regionali in materia d’energia è sancita dalla Costituzione, ma alla concertazione e alla trasparenza il Governo preferisce l’autoritarismo e il segreto militare, con il rischio quasi certo di far piombare il Paese in un ginepraio di conflitti sul territorio: esattamente il contrario di quello che occorre all’Italia per risollevarsi dalla crisi economica e per contrastare il cambiamento climatico.
Con la lettera inviata nei giorni scorsi si invitano le Regioni al ricorso, a prescindere da qualsiasi convinzione sul tema, perché quello che appare molto grave è che 1'iter previsto per la realizzazione delle centrali possa arrivare a scavalcare completamente il territorio, compresi Regioni e Enti Locali, e a ridurre la possibilità di informazione dei cittadini fino ad arrivare a militarizzare gli impianti la cui localizzazione, occorre ricordare, è previsto sarà proposta da operatori privati”.
Nello specifico riaffermiamo la nostra assoluta contrarietà rispetto alla scelta energetica del nucleare che il Paese intero ha già rifiutato in passato.
L’Italia - proseguono - non può permettersi di tornare indietro, deve guardare al futuro del sistema energetico distribuito, fondato sull'efficienza nella produzione e negli usi finali e sullo sviluppo delle rinnovabili. La scelta nucleare del Governo Berlusconi sul nucleare è totalmente priva di lungimiranza, anche perché non risolleverà le sorti dell'economia nazionale in uno scenario di crisi dalle dimensioni mondiali.
Il nucleare è una tecnologia vecchia, inquinante, insicura e costosa che non risolverà nessuno dei problemi energetici del Paese. Non servirà – concludono le Associazioni ambientalistiche - a rispettare la scadenza europea del 2020 per ridurre le emissioni di gas serra, non abbasserà la bolletta, non ridurrà le importazioni di fonti fossili”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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