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| In Basilicata sindacalisti a vita. E noi paghiamo... |
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18/09/2009 |
| Ai politici verrebbe da dire, parafrasando Garinei e Giovannini, di spostare la seggiola (pardon, la poltrona) un po’ più in là per far posto a quanti ambiscono ad entrare nella casta. L’elenco degli aspiranti? Si comincia dai baroni universitari e si finisce con i sindacalisti a vita. Quelli che...sono al libro paga del datore di lavoro, ma in ufficio non ci mettono mai piede. Si chiamano, in gergo tecnico, «distacchi» ed è un ambito in cui ha ficcato il naso il ministro «tascabile» Brunetta, sempre a caccia di sacche di privilegiati e «imboscati». Naturalmente armato di accetta per tagliare il tagliabile. E anche oltre.
Secondo gli ultimi dati a disposizione del Ministero, in distacchi e permessi vanno in fumo ogni anno 1.809.623 giornate lavorative, con una spesa dello Stato di 156 milioni e 767mila euro. Brunetta è stato chiaro: «La rappresentanza sindacale è un fatto democratico; questa democrazia la paghiamo tutti noi: 2.100 stipendi. Nel giro di un triennio vogliamo dimezzarli». Intenzione già «operativa»: da giugno scorso, infatti, è cominciata la cura dimagrante con una riduzione del 15 per cento dei «distaccati».
L’effetto dell’operazione Brunetta in Basilicata ha determinato il ritorno in ufficio di sette sindacalisti e ha alimentato il fronte di quanti considerano chi opera nelle organizzazioni sindacali un «privilegiato». O, per dirla alla Mattias Mainiero di Libero, persone in vacanza da una vita. Vacanza garantita dai soldi dei contribuenti, non certo dei sindacati. Sì, perché pur avendo alle proprie «dipendenze» il lavoratore, Cgil, Cisl o Uil non sborsano un euro: continua a pagare Pantalone, cioé i cittadini. I «distaccati», insomma, ricevono regolamente lo stipendio dall’ente pubblico di appartenenza pur non lavorando.
Diverso, invece, il discorso per i sindacalisti che operano nel settore privato e ottengono il distaccamento: in questo caso, secondo quanto prevede la legge 300, sono stipendiati dall’organizzazione sindacale e l’azienda di appartenenza versa soltanto i contributi figurativ i. Lo spreco, secondo Brunetta, c’è nel comparto pubblico. Tanti, troppi i distaccati e i permessi sindacali. Occorre tagliare.
Siamo di fronte davvero a privilegiati? «No - dice Angelo Summa segretario della Fp Cgil - siamo lavoratori impegnati a salvaguardare i diritti di altri lavoratori. Il distaccamento è necessario per seguire le contrattazioni e i rapporti tra aziende e dipendenti. Non siamo «imboscati» e lavoriamo anche 10, 12 ore al giorno». Giovanni Sarli, segretario della Fp Cisl, mette in guardia dal rischio che si sta correndo: «Se continuano a tagliare i sindacati - dice - ci sarà mano libera agli amministratori che non perdono occasione per negare diritti ai lavoratori».
Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario regionale della Uil, Carmine Vaccaro: «Siamo già ai minimi storici di presenza. Dirmi che devo togliere altri distaccati - dice - significherebbe far chiudere la Uil. Noi privilegiati? Non diciamo sciocchezze. Chi fa attività sindacale supera di gran lunga le 36 ore di lavoro settimanali».
M;assimo Brancati
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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