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| Formazione croce e delizia Coinvolte 11mila persone e spesi 90 milioni di euro |
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17/09/2009 |
| Undicimila persone coinvolte nel solo 2008. Uno stanziamento di 90 milioni di euro sempre per l’anno in corso. Dodici interventi programmati nell’anno appena passato e risultati in posti di lavoro per almeno 2000 persone. Sono gli ultimi numeri della formazione professionale in Basilicata. Numeri ritenuti importanti - anche se il ministro Brunetta la penserà diversamente - per un settore considerato fondamentale per facilitare l’accesso o l’inserimento nel mondo del lavoro, così come richiede la normativa europea.
Eppure, nonostante la mole di denaro spesa, spesso proprio la formazione è stata al centro di polemiche e di riflessioni critiche. I posti di lavoro ottenuti sono pochi o sufficienti alla molte di denaro investito? I meccanismi di selezione vanno modificati oppure no? La Regione assicura che i risultati ci sono stati, anzi in alcuni casi al di là di quanto previsto considerato che in molti hanno trovato un vero e proprio posto di lavoro ( e non sono stati semplicemente facilitati nell’accesso all’occupazione come stabilisce la legge). Ad esprimere, invece, qualche perplessità sono i sindacati.
«La formazione è conveniente nel momento in cui è legata ad un progetto di riqualificazione o ad un inserimento lavorativo come può essere il caso dell’Italtractor - commenta Carmine Vaccaro, neo segretario regionale della Uil - Se essa è legata a un progetto che fa fare un salto di qualità sia alle maestranze sia al prodotto è chiaro che abbiamo più possibilità che produca effetti. Negli anni passati ha prodotto risultati positivi. Il problema è che è un anno che siamo travolti da una crisi devastante. Il lavoro non c’è e la formazione si riduce ad essere un ammortizzare sociale. Manca il lavoro, questa, è la questione principale e nel momento in cui professionalizzi le persone la gente migra e va altrove. Per risollevare la situazione bisognerebbe stringere un rapporto forte con gli imprenditori che ci sono e con quelli che potrebbero venire nel momento in cui la crisi passerà ed utilizzare la leva della formazione continua come strumento di competetività nel mercato globale sia per le imprese sia per i lavoratori stessi. La storia ci ha consegnato tanti percorsi formativi inutili, ora il mercato impone regole diverse e scelte diverse. Non ci sono più casi eclatanti. Ora o sia va sull’alta specializzazione o è inutile».
Più duro il segretario regionale della Cisl, Nino Falotico. «Le risorse spese in formazione sono “paradossalmente” indirettamente proporzionali ai risultati ottenuti in termini di posti di lavoro - sostiene Falotico - Ovviamente è comprensibile che la formazione si faccia anche come supporto di riqualificazione e di aggiornamento. Sono stati fatti grandi quantità di corsi di formazione che non avevano alcuna attinenza diretta con il mercato del lavoro. Il caso eclatante si è determinato questa estate. La Regione ha approvato in Giunta e in Commissione Consiliare e si appresta ad approvare in Consiglio regionale, tirocini formativi per 1000 persone pari a 16 milioni di euro che sono l’anticamera di una nuova dimensione di precariato, che andrà ad ingrossare la già grande platea di precariato che orbita intorno alla Pubblica Amministrazione . Noi riteniamo che è sbagliato e condanniamo le modalità con cui è stato proposto. I tirocini formativi sono importanti per mettere a disposizioni degli enti locali alcune professionalità ma è sbagliato andare ad utilizzare lo strumento oltre 6 mesi, perchè queste modalità e tempi di fatti negli anni hanno dimostrato, ad esempio per Lsu e Sma, che essi nascono da progetti occasionali e poi diventano un rimpolpamento dell’esercito del precariato».
A muovere critiche al settore e soprattutto ai tirocini formativi anche la Cgil attraverso il suo segretario regionale, Antonio Pepe. «Se parliamo di formazione in regione c’è più di qualche problema - commenta il sindacalista - i centri di formazione, l’accreditamento delle società di formazione e la legislazione che va cambiata a partire dalla legge 33. Se, poi, qualcuno pensa di sostituire l’obbligo scolastico con la formazione è un’altra questione. Rispetto ai vaucher, poi, bisogna dire che è una misura che va fatta in maniera strutturale, la legge nazionale prevede, infatti, un massimo di 6 mesi».
Giovanni Rivelli
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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