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| Centrale del Mercure: le ragioni dell'Enel. La protesta viaggia in rete |
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13/09/2009 |
| Un accordo per la riapertura della Centrale del Mercure è stato firmato tra il consiglio comunale di Laino Borgo ed Enel Produzione SpA. Su richiesta del Comune di Laino sono stati individuati alcuni termini dell’accordo, che si basano sulla tutela della salute dei cittadini e della salubrità dell’ambiente mediante la costituzione di un comitato tecnico scientifico per verificare le effettive conseguenze legate alla ripresa dell’attività dell’impianto; l’alimentazione della centrale esclusivamente con biomasse vergini certificate prevedendo l'esclusione tassativa di CDR e di qualsiasi prodotto classificabile come rifiuto; la cessione a titolo gratuito di terreni sia nel Comune di Laino Borgo, sia nelle localita' di Pianette, Fiumara e Rubbia; la sistemazione della viabilita' delle strade statale e provinciale di accesso alla Centrale; gli interventi di ammodernamento sulla rete elettrica del Comune per migliorarne la qualità del servizio (minori interruzioni e di minore durata); lo sviluppo dell'occupazione locale, sia diretta che nell'indotto; la sistemazione della viabilità di accesso alla centrale, lo sviluppo dell’occupazione sia diretta che dell’indotto. A chi è contro alla riapertura della Centrale perché si trova in un territorio da preservare ad altissima valenza naturalistica e, per di più in un’area protetta, l’Enel risponde che la scelta è stata fatta “per non dover consumare altro territorio”. “Nel sito in questione da decenni esisteva una vecchia centrale che è stata modificata: l'impianto così riconvertito a biomasse avrà una capacità inferiore e non è di certo la più grande d’Italia, perchè proprio in Calabria, nella provincia di Crotone, è già in funzione un impianto a biomasse più potente”. Chi è contrario risponde che “la grande quantità di acqua che si vorrebbe sottrarre al piccolo fiume Mercure, modificata nella composizione e nella temperatura, avrebbe un impatto sfavorevole sull'ambiente circostante. Per quanto riguarda i posti lavoro, la vicenda appare grottesca. Da un lato un indotto inverosimile; dall’altro la minaccia per i posti di lavoro che attualmente esistono: quelli delle cooperative di raftink sul fiume o quelli dei produttori di tipicità locali”.”Il riavvio della centrale- risponde l’Enel- ridimensionata e riconvertita, consentirà una consistente riduzione delle emissioni in atmosfera, rispetto al precedente esercizio a olio combustibile e, prima ancora, a lignite; la valorizzazione della filiera del legno; lo sviluppo di sinergie con l’economia della zona, con positive ricadute occupazionali”.
LA PROTESTA VIAGGIA IN RETE
Oltre mille e 300 le firme arrivate online per la petizione contro il progetto dell'Enel di riapertura e riconversione a biomasse della Centrale del Mercure; una protesta che viaggia soprattutto in rete: su Fecebook numerosi sono i gruppi creati contro la centrale e su Youtube non si contano i video prodotti e le visualizzazioni già effettuate. Il 5 settembre scorso assieme ai Comitati e alle associazioni ambientaliste, c’erano anche le amministrazioni comunali lucane in testa al corteo. Rotonda, Maratea, Viggianello, San Severino Lucano, Castelsaraceno, ma anche Calvera, Carbone, Episcopia solo per citarne qualcuno. Chi è contrario alla Centrale parla innanzitutto di irregolarità procedurali. Come il sindaco di Rotonda, Giovanni Pandolfi, che già più volte aveva parlato di “irregolarità rispetto alle autorizzazioni rilasciate nel 2002, perché , nel frattempo, sono sopraggiunte nuove norme che devono essere tenute in considerazione”.
“Una scelta non condivisa” spiegano gli altri sindaci. “Abuso edilizio in un’area protetta con inesistente ricaduta politica ed economica sul territorio”, dicono anche i Comitati e le associazioni, “perchè se l’esistenza di Centrali a biomasse è strettamente connessa alla disponibilità delle materie prime o all’esigenza di smaltimento dei materiali di scarto derivanti dalle lavorazioni agricole e forestali, il tutto non è compatibile con il progetto redatto, che prevede una quantità di materiale che il territorio non può offrire e che dovrebbe necessariamente arrivare da fuori, con tutte le conseguenze derivanti anche solo da inquinamento nell’area del Pollino”.
E C'E' CHI LA CENTRALE LA VUOLE
Tra i numerosissimi comuni lucani che hanno manifestato il 5 settembre scorso contro la riapertura della Centrale del Mercure ne mancava uno: Castelluccio Inferiore. Questo perché, come una voce fuori dal coro, l’amministrazione comunale si è detta a favore della Centrale e si è fatta promotrice della formazione di un Comitato dei “pro”.
“Siamo favorevoli – ha spiegato il sindaco di Castelluccio Inferiore Roberto Giordano – perché è l’osservazione dell’ analisi dei fatti ci porta ad esserlo. I fatti dicono che la centrale brucerà solo legno vergine, e che le emissioni delle sostanze inquinanti e delle polveri sono di gran lunga inferiori ai limiti previsti dalle normative vigenti. In particolare, facendo una media tra le varie emissioni risulta un valore pari a circa un decimo rispetto a quello previsto per legge”. Timori infondati, dunque, o comunque, da ridimensionare. Perché “la Centrale non inquina- continua il sindaco- e ci fidiamo degli enti competenti che hanno espresso i pareri favorevoli, fermo restando che, qualora fosse necessario, siamo d’accordo nell’effettuare ulteriori approfondimenti. Pensiamo, però, che sia un’occasione di sviluppo per l’economia di tutto il territorio, anche con la creazione di opportunità occupazionali”. Per questa filosofia del “no al no a tutto” l’amministrazione di Castelluccio Inferiore ha invitato i soggetti coinvolti nella vicenda a sedersi attorno ad un tavolo per discutere insieme della situazione.
Mariapaola Vergallito |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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