|
| Ecco l’ultima giornata di Woodcock a Potenza tra sorrisi e commozione |
|---|
13/09/2009 |
| «Siete stati la mia famiglia per tanto tempo e questa sarà l’immagine che porterò con me». Un lungo applauso ha fatto seguito alle parole di Henry John Woodc o ck , il pm anglonapoletano che ha lasciato Potenza dopo dieci anni di servizio nel tribunale lucano. Ieri il magistrato ha organizzato un piccolo rinfresco nei corridoi della Procura potentina per salutare colleghi e amici prima di cominciare ufficialmente la sua attività nella procura di Napoli. «Questa piccola festa è un modo per vincere la mia proverbiale timidezza» ha aggiunto Woodcock, con un pizzico di commozione. Sentimento che ha innervato tutto il suo discorso di saluto. In jeans e camicia bianca, con una giacca mimetica tolta prima di raggiungere gli ospiti, il pm anglonapoletano si è rivolto a chi lo ha accompagnato nel suo lavoro: «Sono dieci anni di convivenza, in senso civilistico e matrimoniale, senza retorica, perchè con molti di voi ho trascorso almeno dieci ore al giorno. L’unica qualità che mi riconosco è l’impegno. Se ho fatto bene o male, lo lascio stabilire agli altri». Woodcock ha ricevuto una decina di regali («li scarterò a casa», ha detto) e tante pacche sulle spalle di chi ha lavorato gomito a gomito con lui. Per tutti ha parlato il procuratore capo della Repubblica di Potenza, Giovanni Colangelo: «Ha deciso di lasciare Potenza per motivi professionali e personali, verso un ufficio importante e prestigioso come quello di Napoli dove, con la sua dedizione e la sua professionalità, raccoglierà tanti successi e una grande stima. A lui va il nostro ringraziamento. Tralasciando gli aspetti mediatici del suo lavoro - ha aggiunto Colangelo - voglio ringraziare Woodcock per l’impegno e la professionalità e gli rivolgo i miei migliori auguri per il nuovo ufficio, dove è stato già accolto con grande cordialità». Parlando con i giornalisti prima dell’incontro, Colangelo ha ricordato che «Potenza continuerà a svolgere con impegno il proprio ruolo, con tanti ottimi magistrati. Dopo un periodo difficile per carenza di organico, ora stiamo con fatica risalendo, pur avendo svolto tutto il lavoro che ci spettava, dalle udienze ai processi. Abbiamo però otto pm su dieci necessari – ha concluso – e nessun procuratore aggiunto, come invece stabilisce la legge, che salirebbero a due contando anche la Dda». Prima di congedarsi tutti gli ospiti (soprattutto i giornalisti) si aspettavano almeno un cenno sulle inchieste che hanno caratterizzato i dieci anni di Woodcock. Ma il pm ha dribblato qualsiasi invito a soffermarsi sui casi più «scottanti». Se n’è andato con il sorriso dei giorni migliori. Portandosi via l’immagine di una città che non dimenticherà mai. Come gli anni lucani trascorsi a lavorare con impegno e dedizione.
MASSIMO BRANCATI
«Chi è di Potenza e viene da me avrà sempre le porte aperte»
La timidezza è un suo pregio-difetto. Lo ha ripetuto più volte anche ieri durante il suo saluto agli uffici del tribunale di Potenza: «Anche in questa occasione - ha detto Henry John Woodcock - viene fuori una mia qualità più recondita e nascosta che è quella della timidezza per lo meno nei rapporti di tipo personale. Ringrazio tutti per essere presenti. È stata con molti una convivenza durata dieci anni e quando parlo di convivenza uso il termine in senso civilistico, matrimonialistico. Davvero spesso noi non riflettiamo sul fatto - ha aggiunto il pm - che con le persone che si incontrano sul posto di lavoro ci si vede più di quanto non ci si veda con i membri della propria famiglia. Nel mio caso posso dire senza retorica che questa città, tutti voi, siete stati la mia famiglia. Tutte le persone che ho incontrato e con cui ho trascorso anche 12, 13 ore al giorno per lavorare. Quando uno sta lasciando un posto - ha sottolineato Woodcock - si sviluppa una specie di frenesia. Qui (riferendosi alla presenza di giornalisti e operatori dell’informazione, ndr) ci sono i fotografi. Con alcuni di loro abbiamo vissuto per tanto tempo («anche troppo», interviene il procuratore Colangelo strappando un sorriso a tutti i presenti). Ecco, chi va via è proprio come un fotografo, impegnato a immagazzinare più immagini possibili di tutti i posti e le persone sa che deve lasciare. Questo - ha spiegato il magistrato - è valso stamattina per la casa in cui ho vissuto, per le scale che ho fatto per dieci anni, per i negozi che ho visto per dieci anni. Quando uno fa una cosa e sa che la sta facendo per l’ultima volta, in realtà fa caso a cose alle quali per dieci anni non ha fatto caso. Ho cercato di scattare nella mia mente più foto possibili. E devo dire che sono felice che l’ultima foto che scatterò, e che quindi rimarrà impressa nella mia mente, sarà proprio questa (il riferimento è ai partecipanti al rinfresco, ndr)».
Woodcock ha poi dispensato ringraziamenti, riconoscendosi la qualità dell’impegno: «Ho cercato di fare davvero il possibile, l’unica cosa che mi sento di riconoscere a me stesso. Si sarà fatto qualche volta bene, qualche volta male, questo certo non lo devo dire io. Dice una persona alla quale sono molto legato che il bravo medico è colui che commette meno errori. Non so se sono stato bravo medico, ma in realtà ho imparato tanto da voi. Spero che qualcuno di voi, se lo riterrà, mi verrà a trovare. Da lunedì sarò al centro direzionale di Napoli al terzo piano. Chiunque verrà con il «passaporto» di Potenza avrà sicuramente un libero accesso, come peraltro tutti. Però voglio dire che sarà un privilegiato. Grazie a tutti».
Tante inchieste, mai un commento al massimo battute anglo-napoletane
Padre aristocratico moglie giudice civile. Henry John Woodcock, 42 anni, è nato a Taunton, in Inghilterra. Il papà Georg e, discendente di una famiglia aristocratica inglese, insegnò lingue all'Accademia navale di Livorno. La mamma Gloria è italiana. Divenuto magistrato alla fine del 1996, è stato uditore a Napoli. Sua moglie è giudice civile: ha prestato servizio a Lucera, in provincia di Foggia, adesso è a Torre Annunziata.
Il padre venne in Italia per insegnare lingue all’Accademia militare di Livorno, una città su cui oggi il celebre pubblico ministero (ormai ex di Potenza) ha incentrato la sua attenzione per un’inchiesta sulla massoneria.
Un’attività, la sua, in crescendo. Il biglietto da visita di quello che venne etichettato subito come «giudice ragazzino», nel ‘99, è il sequestro di un ripetitore per telefonini. Sono gli anni in cui la tv bombarda di spot in cui un prete sorridente gioisce con i parrocchiani per la sistemazione di un’antenna cellulare sul campanile. E lui proprio sul campanile della chiesa che sorge di fronte al Palazzo di Giustizia di Potenza va a mettere i sigilli. Qualcuno già storce il naso per il troppo attivismo. Per capire che Woodcock fa sul serio serve un altro anno. E questa volta la sua attenzione è proprio all’interno del palazzo di Giustizia. Fa scattare le manette ai polsi del dirigente dell’ufficio di cancelleria civile. Su quello che era praticamente il suo dirimpettaio al lavoro aveva intuito che qualcosa non andava. Tra il 2000 e il 2002 lo fa arrestare tre volte, per aver preso tangenti per accelerare delle pratiche, per le procedure di esproprio di un immobile e per la vendita di un immobile ad alcuni imprenditori. Alla fine, l’interessato patteggia una pena di un anno e 8 mesi. Ma ecco i «pezzi forti» della sua attività a Potenza: l’inchiesta Eni sui lavori in Val d’Agri, «Iena 2» su un presunto intreccio tra mafiosi imprenditori e politici fino ad arrivare al «Somaliagate», l’inchiesta «madre» di tutte quelle eclatanti dell’ultimo periodo, compresa «Vallettopoli», in qualche modo incatenate l’una con l’altra. Il mese successivo fa arrestare Vittorio Emanuele di Savoia con l'accusa di essere a capo di una banda di corruttori e faccendieri. Ancora un’inchiesta che si divide in mille rivoli, ma l’ipotesi di associazione a delinquere resta a Potenza, come a Potenza resterà anche la competenza per l’inchiesta «Vallettopoli» dello scorso marzo, che porta davanti al Pm anglonapoletano una parata di stelle, vip e calciatori, presunte vittime dei ricatti del re dei paparazzi Fabrizio Corona.
In tutto questo, da Woodcock mai un commento. Le sue foto sono finite spesso sui giornali, sui magazine (soprattutto nel periodo di Vallettopoli) ma ai giornalisti che ogni giorno hanno fatto la fila davanti alla sua stanza ha riservato, nel migliore dei casi, solo qualche battuta su temi non legati al processo. Il tutto condito con humor inglese in salsa partenopea.
MASSIMO BRANCATI
Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |