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| Matera, bancomat clonato le vittime sono una settantina |
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10/09/2009 |
| Dalla fine di agosto e ieri sono una settantina quelli derubati. «Fermi tutti, questa è una rapina!». Frase destinata a percorre rapidamente il viale del tramonto. Come quelli che si muovono ancora col volto coperto e a mano armata, spesso senza pistole, ma con squallidi temperini dall’impugnatura plastificata. Arnesi del passato al cospetto dei frequenti casi di clonazione di bancomat come quello che nei giorni scorsi ha preso di mira gli apparecchi della locale Agenzia del Monte dei Paschi di Siena, in via Annunziatella. Al momento, i casi denunciati ai carabinieri sono stati 7, con prelievi effettuati fraudolentemente, per un ammontare di circa 8.000 euro. Mentre un altro prelievo sarebbe stato solo tentato in provincia di Benvento, in quanto la carta è stata bloccata per tempo. Ma da una prima stima, e da quanto denunciato dal responsabile dell’agenzia di banca materana, il fenomeno interessato 70 persone.
Nello specifico, come hanno accertato i carabinieri, gli autori della truffa avrebbero utilizzato un apparecchio informatizzato che, inserito nell’alloggiamento della scheda bancomat consente, poi, di acquisire i relativi dati e codici identificativi. Il fenomeno della clonazione dei bancomat è ormai diffuso. Importante, a questo punto, è capire come avvengono le moderne rapine. Le tecniche sono molteplici. Una di queste è il “Lebanese Loop”. Il criminale applica sullo sportello bancomat un dispositivo che impedisce la restituzione della carta al suo proprietario. Quando l’utente è in difficoltà, interviene nuovamente il criminale che, fingendo di prestargli aiuto, lo invita a digitare nuovamente il codice «pin» che, viene memorizzato e utilizzato in un secondo momento dal rapinatore.
Un altro metodo, ancora più diffuso, è lo “Skimming” (strisciata) su sportelli automatici (Atm). Consiste nell’applicazione di uno «skimmer», un dispositivo in grado di immagazzinare i dati contenuti nella banda magnetica della carta. Quando il cliente della banca digita il codice della propria carta, questo viene registrato con una micro telecamera nascosta o camuffata con l’ausilio di vari oggetti. In altri casi, invece, il codice «pin», viene recuperato con una seconda tastiera posta sopra quella originale dello sportello bancomat. Inn questo modo è possibile acquisire i dati necessari a clonare e ad utilizzare la carta bancomat o la carta di credito, salvo che nei bancomat dotati di «pin-pad» sicuri.
Descrizioni tecniche a parte, come possiamo difenderci da queste truffe?
«Ovviamente - spiega il responsabile del Comando provinciale dei carabinieri, colonnello Domenico Punzi - dobbiamo sempre guardarci attorno e controllare che non vi siano delle anomalie sulle apparecchiature dello sportello. Dobbiamo sempre nascondere con l’altra mano la tastiera su cui digitiamo il codice “pin”, possiamo richiedere eventuali servizi di notifica via sms dei nostri movimenti (sms alert), ma, cosa più importante, dobbiamo controllare quotidianamente il conto corrente».
Cosa fare nel caso in cui riteniamo di esser stati truffati?
«Innanzitutto - continua Punzi - dobbiamo bloccare la carta attraverso la nostra banca o rivolgendoci direttamente al numero verde del circuito bancomat, annotando la data, l'ora, il nome della persona del servizio clienti con la quale si è stati in contatto e l'eventuale codice di blocco. Dopo aver informato la banca, dobbiamo ottenere, tramite questa o l’internet banking, una lista dei movimenti, che ci permetterà così di individuare l’ora, l’importo e, se possibile, il luogo in cui sono state effettuate le operazioni fraudolente. Ovviamente, la nostra carta bancomat, nonostante sia stata bloccata, continua a mantere un ruolo decisivo anche nei passaggi successivi, in quanto serve a dimostrare che non l’abbiamo smarrita e che l’abbiamo usata e conservata in modo corretto. A questo punto, dobbiamo rivolgerci alle forze dell’ordine (Polizia o Carabinieri) per sporgere una denuncia penale relativa alla clonazione della nostra carta e al disconoscimento delle operazioni fraudolente e farci rilasciare poi una copia della denuncia. Infine, dobbiamo presentarci in banca con la copia della nostra denuncia e compilare i moduli necessari ad ottenere il rimborso».
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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