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Sit in di rabbia dinanzi all’Enea di Rotondella

9/09/2009



SCANZANO JONICO. Crescono le paure “nucleari”, soprattutto nel Metapontino. E questo man mano che il Governo va avanti nel suo programma di ritorno alla produzione di energia atomica. Così, ieri, a Rotondella, davanti ai cancelli del centro di ricerche dell’Enea (Ente nazionale per le energie alternative) e del dismesso impianto di riprocessamento di scorie Itrec, si è svolta una assemblea dei lavoratori convocata dalla Flc Cgil, mentre a Scanzano Jonico l’associazione ScanZiamo le scorie ha chiamato i suoi iscritti a “serrare i ranghi”. Andrea Feo, delegato Cgil del centro Enea, ha spiegato: “A Rotondella, tra Enea e Sogin (la spa pubblica che sta smantellando l’Itrec inattivo dal referendum del 1987, ndr), siamo in 250, di cui 190 dipendenti Enea ed Enea comandati a Sogin e 60 alle dirette dipendenze di questa società. Quattro anni fa i 190 di oggi erano 250. Abbiamo perso 60 unità lavorative. Alcuni edifici, come quello dove si studiava la robotica, sono stati chiusi. E molte attrezzature sono stati trasferite in altri centri. Siamo ad un continuo impoverimento della Trisaia”. E la cosa diventa più grave poiché l’ente è in fase di commissariamento con la legge 99 che l’ha trasformato in Agenzia per l’energia che si occuperà anche di nucleare. Sara così anche qui? La Cgil ha paventato che nella mancanza assoluta di progetti e prospettive per il centro lucano non rimangono che le scorie dello smantellamento dell’Itrec più le barre del combustibile del ciclo uranio - torio. Insomma, pare di essere di fronte al passaggio indolore, senza neanche dichiararlo, di Rotondella da centro di ricerche a deposito di scorie. Sulla vicenda, ovvio, è molto alta l’attenzione della civica amministrazione presente all’assemblea con il sindaco, Vicenzo Francomano (Pd). Intanto, a Scanzano Jonico, l’associazione ScanZiamo le scorie, che ancora occupa il campo dove nel 2003 si voleva realizzare il deposito unico delle scorie nucleari d’Italia, ha chiamato i suoi iscritti alla vigilanza. “La notizia del commissariamento della Sogin – ha sostenuto il presidente Donato Nardiello - è un salto nel buio del passato che non offre tranquillità. Si sono rianimati vecchi personaggi a noi noti come firmatari dello squallido studio Sogin per il deposito a Terzo Cavone. Tale situazione giustifica la necessità di continuare ad essere vigili e pronti ad agire affinché si possa scongiurare qualsiasi pericolo che minacci lo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio”.
FILIPPO MELE
Gazzetta del Mezzogiorno



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