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Petrolio, stop alle trivelle nel mar Jonio

4/09/2009



La ricerca petrolifera nel Mar Jonio non si farà. Il Ministero dell’Ambiente ha «accolto le osservazioni della Regione Basilicata» e ha «preannunciato parere negativo al programma di ricerca della Appennine Energy», presentato nel 2006 e riguardante l’intero Golfo di Taranto, visto che si fa richiesta di perforazioni fino a Santa Maria di Leuca. L’incontro tra i tecnici della Prestigiacomo e del Dipartimento ambiente lucano, a quanto riferisce la Regione, si è tenuto ieri mattina a Roma e ha chiaramente riguardato solamente i 33 km di costa lucana. Questa decisione dà corpo ad alcune perplessità tecniche e politiche della Regione in merito alle estrazioni marine e dà spessore alla volontà di diverse associazioni ambientaliste, agroalimentari e turistiche lucane, riunitesi da tempo in un cartello contro le trivelle nel mare dei greci.

L’istanza di ricerca nel tratto lucano è la «d148 DR-Cs» ed è stato presentato dalla Appennine Energy. «Cs» sta per Cosenza (questa istanza di ricerca lucana è una estensione della prima richiesta calabra), dove già perforano da alcuni anni lungo i litorali che vanno da Crotone fino a Rossano Calabro, mentre l’Appennine Energy è una società srl di proprietà della Consul Service, altra srl con sede a Roma, a sua volta di proprietà della Consul Oil & Gas, ennesima società a responsabilità limitata ma questa volta con sede a Londra. Istanza di permesso di ricerca vuol dire fare sondaggi nel Mar Jonio, con la tecnica dell’air gun (esplosione di aria), cercando di capire, con le onde sismiche di ritorno, dove sono le vene minerarie e quanto minerale c’è nelle viscere del fondo marino.

Le osservazioni della Regione sono state accolte dal Ministero ma va detto che avevano parere consultivo e non vincolante, sia perché ci troviamo in area demaniale – e dunque di pertinenza statale – e sia per gli effetti dell’ex Disegno di legge 1195, ora diventato Legge n. 99 del 23 luglio 2009. Una legge fortemente voluta dal governo Berlusconi e fortemente contestata da molte regioni italiane e da una marea di associazioni, ambientaliste e non, perché di fatto, con questa legge lo Stato italiano scippa ogni decisione agli enti locali in tema di energia, sia nucleare che mineraria. Anche per ciò che riguarda le aree non demaniale e la terraferma, portando i rapporti tra Stato e Regioni in questioni energetiche indietro di una decina di anni.

Il tratto di mare lucano interessato alle perforazioni è una larga fascia marina prospiciente la costa lucana, tra Nova Siri e Metaponto: per meglio capire, sarebbe tutto il tratto di mare compreso tra le foci dei fiumi Sinni e Bradano, dalla costa fino a circa 5 km. verso il mare aperto, per un totale di 162, 28 kmq.

Vincenzo Palazzo
La Gazzetta del Mezzogiorno



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