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| Comunità montane cancellate Ricorso al Tar sui commissari |
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3/09/2009 |
| Otto dei 14 decreti del presidente della Regione di scioglimento degli organi e commissariamento delle Comunità Montane sono finiti sul tavolo dei giudici.
Il Tar di Basilicata, infatti, dovrà pronunciarsi sulla legittimità degli stessi. Secondo i ricorrenti (12 ex consiglieri comunitari e il Comune di Rotonda) i decreti sono sprovvisti del necessario fondamento normativo e giustificativo. Si tratterebbe, a detta degli stessi, di un «escamotage» per portare comunque a compimento, nonostante lo scetticismo degli enti locali lucani, quel processo di riforma avviato dalla Regione Basilicata con la legge regionale 11/2008 il cui obiettivo è quello di pervenire - sulla scia dei vincoli di contenimento della spesa pubblica previsti dalla Finanziaria 2008 - ad un sostanziale dimezzamento delle Comunità Montane in favore delle costituende Comunità Locali.
Non è possibile ipotizzare oggi quale sarà la decisione del Tar, che dovrebbe riunirsi il 9 settembre prossimo. L’unica certezza è che la Regione ha impugnato il ricorso e conta di tirare dritto lungo il percorso tracciato dalla legge regionale. Un percorso di non ritorno verso la definitiva estinzione delle Comunità Montane. Il nuovo modello di ordinamento del governo del territorio prevede, al posto delle 14 Comunità Montane, un numero inferiore (mai superiore a 7) di Comunità Locali che, nella loro qualità di enti locali di livello intermedio per l’esercizio associato su scala sovra comunale di compiti, funzioni e servizi, dovranno subentrare anche in quei compiti di tutela e valorizzazione dei territori montani in base alla legge 31 gennaio 1994 n. 97.
Con la nascita delle sette Comunità locali il governatore lucano Vito De Filippo ha preso alla lettera (qualcuno direbbe che è stato più realista del re) la minaccia del ministro Tremonti sulla cancellazione dell'ente intermedio. E così mentre nelle altre Regioni si lavora per una riduzione delle Cm, la Basilicata è andata oltre, cancellandole tutte. «Le Comunità Montane - ha sottolineato De Filippo - sono degli scheletri un po' vuoti, con piccole funzioni di gestione. Ridurre ulteriormente i costi, come ci dicono dal governo nazionale, comporta uno svuotamento che le rende praticamente inutili. A questo punto non ha più senso mantenerli in vita». Al loro posto, dunque, nascono le Comunità locali che comprenderanno l'intero territorio regionale, con almeno 60 mila abitanti l'una. Tra i detrattori c’è chi ritiene che questa «rivoluzione» (come l’ha ribattezzata lo stesso De Filippo) sia più che altro un restyling attraverso il quale dribblare le misure della Finanziaria. Ma il governatore precisa: «Ci siamo mossi seguendo la norma contenuta nell'ordinamento sull'unione di comuni per creare un ente intermedio adeguato alle esigenze del territorio. Nel caso lucano si tratta di sette grandi unioni di comuni che avranno competenza non soltanto sulla gestione dei servizi ma anche sullo sviluppo e sulla programmazione del proprio territorio. Potrebbero andare avanti anche da soli, grazie alle economie che realizzeranno nella somministrazione di servizi».
Massimo Brancati
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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