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Melfi, tregua rotta: operai Lasme tornano nel piazzale

31/08/2009



La tregua è finita prima ancora di cominciare. Dopo l’intesa di venerdì scorso sulla sospensione delle procedure di messa in mobilità, ieri mattina la doccia fredda: l’azienda comunica ai sindacati che l’accordo non ha più valore e che i 174 licenziamenti non sono più «congelati» in vista dell’incontro del 4 settembre al Ministero dello Sviluppo economico.

La vertenza Lasme - fabbrica dell’indotto Fiat di San Nicola di Melfi, produttrice di alzacristalli per auto, chiusa dal 7 agosto scorso - si arricchisce di un’altra puntata destinata ad acuire le frizioni tra lavoratori e dirigenza aziendale. Il dietrofront della Lames (società di Chiavari a cui fa capo il sito lucano) è motivato in un fax inviato ieri mattina alle organizzazioni sindacali e firmato dal liquidatore:

«A causa del mancato sgombero di tutte le aree interne al perimetro aziendale da parte dei lavoratori, e quindi del mancato ripristino dello stato di legalità - si legge nella nota aziendale - non sussistono le condizioni per la sospensione della procedura di mobilità, oggetto di un’intesa raggiunta a Potenza».

È una questione di interpretazione dei contenuti dell’accordo. L’azienda chiedeva il «ripristino della legalità» in cambio del «congelamento» dei licenziamenti. Cosa significa? Per il liquidatore della Lasme quel ripristino equivaleva a dire che dovevano essere sgomberate tutte le aree interne al perimetro aziendale, con conseguente rientro da parte della società della piena disponibilità della fabbrica. Per lavoratori e sindacati, invece, bastava liberare il tetto dalla presenza dei sette operai per garantire libero accesso allo stabilimento, davanti al quale i dipendenti continuano a restare in assemblea permanente.

Alla luce del «dietrofront» della Lasme, i sindacati lanciano un appello al prefetto Luigi Riccio che ha fatto da mediatore nella trattativa sulla sospensione. In un documento congiunto, i segretari regionali di Cgil, Cisl, Uil, Fiom, Fim e Uilm ribadiscono che «i lavoratori sono a disposizione dell'azienda nei pressi del piazzale antistante la fabbrica e che l’accesso ai locali è assolutamente libero, nel rispetto pieno della legalità invocata».

Cosa accadrà ora? Gli operai sono in fibrillazione e riaffiorano posizioni fondamentaliste. Qualcuno dice di voler bloccare la Fiat, qualcun altro di paralizzare l’intera area industriale, ma per il momento prevale la linea del «mantenere i nervi saldi». «Nonostante tutto - dice il segretario regionale della Uil, Carmine Vaccaro - resta in noi la convinzione che uno spiraglio si è aperto e con essa la volontà a continuare fino a quando lo spiraglio non si tramuti in ripresa del lavoro per tutti i 174 operai». Vaccaro si augura che «non ci siano più situazioni di estrema disperazione e che gli operai per difendere il posto di lavoro non salgano più su una gru o su un tetto della fabbrica, perché nessuno dovrebbe, in nessun caso, ipotizzare la «spettacolarizzazione» della protesta dei lavoratori sino al punto di pensare di farne un film (Tremonti dixit)».

Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno



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