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| "Miracolo" a Lourdes: per la medicina "è inspiegabile" |
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26/08/2009 |
| Finora nessuno aveva usato quella parola. Si era parlato di “dono”, di “grazia”. Mai di miracolo. Ora che anche la scienza medica considera inspiegabile il caso della signora Antonietta Raco, 50 anni, affetta da Sla dal 2006, condannata alla carrozzella e guarita dopo un viaggio a Lourdes, ora probabilmente di miracolo si parlerà. “Un netto miglioramento”: queste le prime parole del neurologo Adriano Chiò de “Le Molinette” di Torino, appena dopo aver visitato la signora che da anni aveva in cura. ''Quello che è accaduto- ha detto poi in un secondo momento- non e' spiegabile con i mezzi di cui scientificamente dispongo"."A giugno- ha spiegato Chiò- quando ho visitato la signora, non era in grado di camminare, ma solo di sollevarsi dalla sedia a rotelle e stare in piedi con un appoggio. Ora cammina normalmente e senza stancarsi e le è rimasto solo un leggero disturbo alla gamba sinistra, da cui era partito il male. Non ho mai osservato una situazione del genere in malati di Sla”. In tutti i casi ma, nello specifico, nel caso della signora. “La diagnosi era inequivocabile- continua il dottore- la signora aveva una forma di Sla a lenta evoluzione. Una malattia che può rallentare e al massimo fermarsi, ma che non crediamo possibile che migliori, perchè intacca i neuroni in maniera irreversibile". Ma ora per chiamare quanto accaduto “miracolo” si attende che si pronuncino i medici di Lourdes. Antonietta Raco è arrivata all’ospedale di Torino intorno alle 10 di ieri mattina. Una visita che aveva già in programma a cadenze regolari, e questa volta era fissata per l’8 settembre. Ma, vista l’eccezionalità del caso, il team del dottor Chiò ha pensato bene di anticipare il tutto al 25 agosto. La visita vera e propria è durata in tutto poco più di mezz’ora. Tempo in cui alla signora sono state effettuate le analisi mediche neurologiche, che hanno accertato come della malattia non ci siano più le tracce che c’erano prima. E da ieri Antonietta non assume più farmaci. Il medico glieli ha tolti perché, a questo punto, non servivano più a nulla, le facevano solo male. E questo vale più di tante parole. Ora Antonietta, dopo l’attesa, deve affrontare la fase della consapevolezza. “Emozioni complesse che necessitano di molto tempo per essere gestite completamente” spiega la psicologa Enza Mastro dell’Associazione piemontese per l’assistenza alla Sla. “I protagonisti di questi eventi fortunati e inspiegabili – continua la psicologa, che è stata presente durante tutta la visita neurologica di questa mattina – hanno spesso un senso di vergogna rispetto a chi non ha ricevuto altrettanto, e sono riluttanti a uscire e farsi vedere”. Lo aveva detto anche Antonietta: “all’inizio avevo paura di uscire. Non sapevo come avrebbe reagito la gente, avevo paura di dover affrontare qualcosa che era troppo grande. Poi, con l’aiuto del parroco e del Vescovo, mi sono fatta coraggio”. E proprio il parroco di Francavilla Sul Sinni, don Franco Lacanna, conferma come il segno divino si sia posato sulla Comunità di Francavilla e non solo. “Ancora non voglio parlare di miracolo- dice- perché saranno i medici di Lourdes a confermarlo o meno. Ma quanto accaduto è il segno prodigioso posato sulla nostra comunità e sulla Diocesi di Tursi-Lagonegro. Non è un caso che proprio al nostro vescovo Monsignor Nolè quest’anno sia spettato il compito di rappresentare la regione. Quello che è successo è in generale un segno inviato per tutta la Basilicata”.
Antonietta lo aveva detto e ha mantenuto la promessa. Alle 12 e 50 di ieri mattina, appena rientrata a casa dopo la visita medica e il caos mediatico che l’aspettava nell’ospedale di Torino, ha telefonato alla Siritide per raccontare di quale fosse stato il responso del professor Chiò. Un rapporto di fiducia cominciato ai tempi della vicenda legata alla battaglia per avere l’ascensore nel suo condominio popolare. Era tranquilla, Antonietta, come se dentro di sé sapesse già quello che avrebbe detto il medico, spinta, come era, da sensazioni ed emozioni ancora più forti e inspiegabili con le parole.
D- Cosa è accaduto ieri?
R- Quando sono arrivata a “Le Molinette” di Torino, verso le 10 di mattina, ad attendermi c’era prima di tutto una folla di giornalisti. Lo immaginavo, perché molte erano state le telefonate nei giorni precedenti, ma non mi aspettavo tanto.
D-Cosa ha detto loro?
R- Ho detto che dovevano aspettare, di avere un po’ di pazienza. Prima di tutto doveva visitarmi il mio medico.
D- Poi è entrata nel reparto e ha visto il dottor Chiò, il suo neurologo. Qual è stata la reazione del medico, cosa ha detto?
Antonietta sorride.
R- Non ha detto nulla. Mi ha guardata, forse non voleva credere ai suoi occhi. Mi ha trovato diversa. Io mi muovevo normalmente. Poi abbiamo parlato, gli ho spiegato quello che era accaduto, ho raccontato la storia.
D- Lei aveva già detto che lo spirito di questo viaggio era diverso dagli altri.
R- Le altre volte speravo che la malattia rallentasse. Questa volta ero convinta che non c’era più.
D- Poi il medico l’ha visitata.
R- Si, abbiamo fatto tutti i controlli, la visita medica neurologica, mi ha controllato le gambe.
D- E ha detto che era guarita?
R- Esattamente mi ha detto che vedeva un netto miglioramento. Non si è voluto sbilanciare forse. Lo ha chiamato così. Ma mi ha tolto i farmaci e da ieri non faccio più nessuna terapia.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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