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Trovato il sarcofago di San Laviero martire ma è «sos tombaroli»

26/08/2009



GRUMENTO NOVA. Una nuova scoperta archeologica sembra destinata ad accrescere l’importanza storica del sito di Grumentum accentrando sulla stessa località anche attenzioni religiose. Ma anche per questo è urgente un intervento di messa in sicurezza, per evitare che alla presenza degli archeologi, limitata dalle scarse disponibilità di fondi, si alterni quella dei tombaroli.
Poco lontano dall’abitato dell’antica città romana sarebbe stata trovata la tomba del Santo martire Laverio (o Laviero) originario di queste parti (la sua nascita è contesa tra Teggiano e Acerenza), martirizzato proprio a Grumentum il 17 novembre del 312, e molto venerato in diversi centri lucani, tra cui Tito, di cui è patrono, e Acerenza, di cui è compatrono.
La scoperta si deve ad un equipe di ricercatori dell’Università di Bari, guidata da Gioia Bertelli, professore straordinario di Archeologia e Storia dell’Arte paleocristiana e altomedievale. Nel corso di due distinte campagne di scavo, una a settembre 2008, l’altra nello scorso giugno, è stata trovata
un fitta necropoli e, in questa, sono emersi due sarcofagi, uno dei quali potrebbe essere quello che ha custodito i resti mortali del Santo. Ma anche se non dovesse essere proprio quella l’ultima dimora di Laverio la sua sepoltura sarebbe avvenuta comunque lì. «Abbiamo trovato - dice Michela Rizzi, giovane dottoranda di Barletta che ha preso parte agli scavi - una forte presenza sepolcrale con fino a quattro livelli di sepoltura, fatto che accredita la tesi della sepoltura del Santo perchè a quei tempi si credeva che seppellire i morti vicino alla tomba di un martire desse protezione».
San Laviero sarebbe stato decapitato proprio in quel luogo, dove ora sorge una chiesa a lui dedicata. Le cronache raccontano che il Santo, dopo essere riuscitio a scappare da Acerenza, dove era stato imprigionato dal prefetto Agrippa, si diresse a Grumento per continuare l’opera di conversione, ma preso dai soldati romani venne condotto alla confluenza dei fiumi Agri e Sciaura e gli fu tagliata la testa con la spada.
Proprio questo racconto ha fatto sì che quando l’architetto Palmiro Sacco (oggi presidente del Consiglio provinciale di Potenza) ha avuto l’incarico di restaurare la chiesa avesse la felice intuizione, riuscendo ad ottenere dal Pit manager Giuseppe Galante i fondi per avviare la campagna di scavo. Attualmente sono stati aperti quattro saggi di scavo, uno interno alla moderna chiesetta e tre all’esterno e hanno messo in luce alcuni setti murari di fase paleocristiana, caratterizzata da numerosi reimpieghi di marmi o frammenti arcitettonici più antichi, provenienti dalla città romana e al tempo stesso è stata messa in luce la gran parte dei muri relativi alla chiesetta medievale attribuita a S. Luca di Demenna. Quanto all’uso sepolcrale, al momento le tombe scavate, tutte prive di corredo, coprono una fase che va dall’età paleocristiana sino all’età moderna.
Ma, sebbene ci sia poco da rubare, trattandosi di tombe «povere», il rischio dell’ar rivo dei tombaroli è alto. «L’area è recintata - testimonia Rizzi - ma già quest’anno, quando siamo tornati, abbiamo notato strani movimenti e abbiamo dovuto chiamare i carabinieri».


E dalla città romana spuntano altri reperti
Una delle aree archeologiche più interessanti di Italia. Che la vecchia Grumentum sia una delle aree più interessanti di Italia lo confermano anche altri scavi attualmente in corso nell’ambito di una campagna di scavi promossa nell’area dall’Università di Verona coinvolgendo un grande numero di archeologi, storici, epigrafisti, architetti e geofisici.
Le indagini nel settore vicino al tempio del culto imperiale, condotte da Federica Candelato, stanno portando in luce molti reperti del I secolo d.C., fra i quali alcuni frammenti della decorazione fittile del tempio. Essa prevedeva l’impiego di antefisse alla fine dei filari di coppi, decorate con una testa leonina al centro di una palmetta, e un fregio fittile con intrecci vegetali lavorati a giorno e realizzati a matrice. Una bella antefissa conserva anche il suo colore bianco originale.
L’ambiente adiacente al tempio ha conservato uno strato in cui sono rimasti sigillati moltissimi resti di una cerimonia, probabilmente di carattere religioso. Forse in seguito a un terremoto, sono rimaste sepolte moltissime coppe, vasi, brocche e anfore, oltre a molteplici resti di pasto a base di carne. Fra i vari reperti si annovera una splendida coppa del vasaio aretino Tigrane, decorata a bassorilievo con satiri, menadi e tripodi. Un grande ammasso di intonaci affrescati, di molti colori, rinvenuti nello strato, sono adesso in attesa di un lungo e paziente lavoro di ricostruzione. Teresa Peretti e molti altri specialisti continueranno quindi lo studio dei numerosi reperti anche durante i prossimi mesi. Se si potrà – riferisce il prof. Mastrocinque - si effettueranno anche analisi di laboratorio per individuare quali sostanze fossero contenute nei vasi con coperchio trovati nello strato.
Quest’anno non è stata possibile la ripresa dello scavo del tempio rotondo situato nei pressi del Capitolio, appena fuori della piazza del Foro. Di questo tempio sono emersi anche la cornice marmorea e l’altare, già privato dei suoi marmi nell’antichità. Ci sono probabilità – sempre a parere del prof. Mastrocinque - che esso fosse il mundus della città, cioè il tempio di una divinità del mondo sotterraneo e della fecondità.
Il settore di scavo fra le terme repubblicane e il Foro, affidato a Vincenzo Scalfari, ha permesso di far emergere strutture murarie e anche qualche tubatura per acqua, in terracotta. In questa zona è iniziato uno scavo in estensione il quale, nelle prossime campagne, dovrebbe permettere di scoprire quanto resta di un quartiere centrale della città, dalle sue fasi tardo-repubblicane a quelle alto-medievali.
Ugo Fusco ha seguito le indagini nell’area del Capitolio, dove si venerava Giove. Quando fu realizzato questo grandioso tempio, fu rasa al suolo una grande fontana, di cui si è ricostruita ora la forma. Davanti al tempio sono emerse due basi, le quali, con ogni probabilità, sostenevano due statue onorifiche, come nel caso del Capitolio di Pompei. Inoltre sono stati messi in luce i livelli di pavimentazione del Foro che precedettero la pavimentazione in pietra.
Chiara Marchetti, Fiammetta Soriano e Lianka Camerlengo stanno lavorando alla documentazione di una casa lucana rinvenuta nell’area della basilica del Foro. Lo studio incrociato dei dati archeologici, storiografici ed epigrafici ha permesso di collocare nel tempo la fondazione della colonia romana all'epoca del primo triumvirato e di riferirla ad una legge agraria di Giulio Cesare del 59, in base alla quale molti veterani di Pompeo e molti Romani poveri furono insediati in Italia meridionale. Negli anni 50 a.C. Grumentum era in fase di ristrutturazione o di costruzione, e si è capito che lo scoppio delle guerre civili ha arrestato i progetti urbanistici, ripresi solo in epoca augustea. «Le nuove ricerche archeologiche - ha commentato l’assessore regionale alla Cultura, Antonio Autilio, confermano il grande interesse scientifico-culturale per l’area di Grumentum e quindi la necessità di proseguire l’attività».
GIOVANNI RIVELLI
Gazzetta del Mezzogiorno



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