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| In lotta per il lavoro. Sette operai sul tetto della Lasme-Melfi |
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26/08/2009 |
| POTENZA - Sono sul tetto dello stabilimento sette operai della Lasme, azienda di Melfi (Potenza) che produce per la Fiat e che nelle settimane scorse ha deciso di chiudere la fabbrica collocando in mobilità 174 persone. In serata, i lavoratori, che da diverse ore erano in presidio davanti allo stabilimento melfitano, sono riusciti a raggiungere il tetto della fabbrica. Una guardia giurata, in servizio nello stabilimento, ha cercato di fermare i lavoratori che sono comunque riusciti a salire sul tetto. Sul posto vi sono Carabinieri e Polizia che stanno verificando l’andamento dei fatti. Ieri, nella sede di Potenza di Confindustria, vi erano stati altri momenti di tensione: i lavoratori dopo l’annullamento di un incontro con i dirigenti aziendali hanno trascorso la notte negli uffici dell’associazione degli industriali. Stamani, poi, in seguito alla convocazione di un incontro, in prefettura, a Potenza, per venerdì prossimo, 28 agosto, è stato deciso di spostare il presidio dalla sede lucana di Confindustria a Melfi.
LA UIL: DATE LE CHIAVI AI LAVORATORI, GESTIRANNO LA LASME IN COOPERATIVA
Il segretario della Basilicata della Uil Carmine Vaccaro ha chiesto ai titolari della Lasme di Melfi (Potenza) “di consegnare le chiavi dello stabilimento alla Rsu, perchè i lavoratori, di fronte ad una conferma di commesse da parte della Fiat, sono in grado di garantire la produzione in autogestione e in forma cooperativa”.
Lo ha annunciato la Uil, al termine di un’assemblea degli operai della Lasme, che continuano a presidiare i cancelli dello stabilimento, dopo la decisione della proprietà aziendale di interrompere le attività e di avviare le procedure di mobilità: “Siamo sempre più convinti – ha detto Vaccaro – che la fabbrica sia ampiamente produttiva, perchè fornisce prodotti come gli alzacristalli che sono essenziali per i modelli di auto che escono quotidianamente dalla Sata di Melfi. Nè la Fiat – ha concluso – ha la possibilità di reperire i pezzi altrove, a meno che non voglia sopportare costi maggiori, eventualità che ci sembra non possa avere alcun fondamento”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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