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Ospedale di Lagonegro: a 4 anni rimandata a casa, ma aveva la leucemia

23/08/2009



Occhioni grandi grandi e neri, come i capelli, scompigliati e un po’ ricci: sorride, Benedetta, nelle foto che papà Bruno conserva sul suo telefonino. Ha 4 anni ed è originaria di Francavilla sul Sinni, la cittadina rimbalzata agli onori della cronaca di mezza Italia, per il caso della grazia ricevuta da Antonietta Raco. Papà Bruno Fittipaldi e la sua famiglia sono molto amici con Antonietta. Ma non hanno avuto neanche il tempo di gioire assieme a lei, perché proprio nei primi giorni di agosto hanno scoperto che la piccola Benedetta è affetta da quello che in gergo tecnico viene chiamato LLA: leucemia linfoblastica acuta. Lo ha scoperto il pediatra della bambina, a Policoro e lo ha confermato l’ospedale di Matera, che ha trasferito la piccola a Bari, dove resterà per chissà quanti mesi, per la chemioterapia. Ma papà Bruno è anche un’altra la storia che vuole raccontare, perché ancor prima di Policoro, Matera e Bari, aveva portato la sua bambina al pronto soccorso di Lagonegro. Più volte. “Tutto comincia agli inizi di luglio- racconta- Benedetta ha cominciato ad avvertire dolori al piede sinistro. L’abbiamo portata a Lagonegro e lì hanno fatto delle radiografie, che però hanno dato esito negativo. Tornati a casa ci siamo però accorti che il problema persisteva, anzi, peggiorava. Più passavano i giorni e più la piccola camminava male, zoppicava. Si isolava dagli altri, non giocava più. Dopo una quindicina di giorni siamo tornati a Lagonegro; in ortopedia vedono le radiografie già fatte, ma non c’è nulla. Ma più passava il tempo e più il dolore, dal piede arrivava alla schiena. Siamo ritornati a Lagonegro, dove posso dire di non aver ricevuto esattamente un trattamento umano. Le hanno controllato la schiena, ma poi ci hanno rimandato a casa. Invece di tornare a Francavilla siamo andati dal pediatra a Policoro. Ha visto le radiografie ma si è anche accorto della presenza di lividi sulla schiena, che non ricordo se ci fossero già a Lagonegro”. E’ in quel momento che il pediatra decide di fare le analisi del sangue. Lo fa due volte, perché dopo il primo risultato si vuole convincere che ci sia stato un errore tecnico. Ma non è così, i valori della bambina sono alterati. Chiama d’urgenza l’ospedale di Matera; il giorno dopo la bambina viene trasferita a Bari. “I medici ci hanno rassicurato perché dicono che da questa malattia l’80 per cento dei pazienti guarisce- dice il signor Fittipaldi- e non posso dire se un mese in meno avrebbe potuto migliorare la situazione. Ma avrebbe sicuramente evitato a mia figlia tante sofferenze”. “Noi non siamo medici- conclude- e non possiamo essere noi a capire o a richiedere i dovuti controlli. Le malattie come la leucemia sono una corsa contro il tempo. Io voglio raccontare questa storia per evitare che certi errori vengano commessi”. Ora Benedetta è fragile, perché il suo stato la rende vulnerabile a qualsiasi contatto con l’esterno.
Anche nel suo caso un miracolo non guasterebbe. Ma sarebbe anche bastata maggiore accuratezza.


IL DIRETTORE SANITARIO DELL'ASP: "FAREMO INDAGINI INTERNE"

Indagini lampo per accertare eventuali responsabilità: già nella giornata di martedì potrebbe essere pronta una relazione dettagliata su quanto accaduto presso il presidio ospedaliero di Lagonegro in seguito alla storia raccontata dal signor Bruno Fittipaldi. Nel momento stesso in cui la Gazzetta ha contattato l’azienda sanitaria è infatti partito subito l’iter procedurale per avviare indagini interne in grado di far capire se e in che modo ci possa essere stata, da parte dei medici in servizio il giorno in cui il signor Fittipaldi è arrivato al pronto Soccorso con la sua bambina, negligenza o superficialità nel trattare il caso della piccola di Francavilla sul Sinni. Lo fanno sapere fonti certe del presidio ospedaliero lagonegrese; lo aveva annunciato anche pochi minuti prima lo stesso Direttore Sanitario dell’azienda di Potenza, a cui Lagonegro fa riferimento. Il dottor Giuseppe Cugno, raggiunto telefonicamente dalla Gazzetta, si è dimostrato subito disponibile ad accertare la vicenda, riservandosi prima di tutto l’impegno di aspettare l’esito dell’inchiesta prima di procedere con eventuali provvedimenti. “Sto apprendo solo in questo momento quanto raccontato dal papà della bambina e non ne conosco per intero i dettagli- spiega il dottor Cugno- ma appena avrò contezza della situazione avvieremo immediatamente un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità, qualora ce ne siano. Sono cose che non dovrebbero naturalmente accadere, anche se è molto complesso il discorso riguardo alla sintomatologia d’organo. Con questo non voglio in nessun modo sminuire né sdrammatizzare la faccenda, perché se ci dovessero essere state superficialità o distrazioni si prenderanno i dovuti provvedimenti. Anche perché non sarebbe giusto danneggiare in generale un sistema sanitario ”.
“Per fortuna- continua Cugno- questi casi non sono frequenti. Ma proprio per evitare che accadano è fondamentale tenere sempre alta la spoglia di attenzione e la prudenza, tanto più quando si tratta di bambini così piccoli. In molti casi essere scrupolosi vuol dire pensare anche all’impensabile”.
“Noi siamo i primi- conclude il Direttore Sanitario- ad avere l’interesse che certe cose non accadano”.


LLA: CHE COSA E'

L’acronimo è LLA: la leucemia linfoblastica acuta è un tipo di leucemia di natura maligna con carattere progressivo. Colpisce prevalentemente i bambini con un'età inferiore ai 15 anni, la percentuale di incidenza diminuisce invece negli adulti, anche se esistono diversi casi di pazienti adulti. I sintomi e i segni clinici presentano mancanza di forze, tachicardia, pallore, emorragie, tosse, vomito, cefalea, carenza funzionale degli arti inferiori, presenza di linfonodi.
In generale più alto risulta dalle analisi il conteggio dei globuli bianchi nel sangue peggiore è la prognosi. Per diagnosticare la leucemia occorre una semplice analisi ematochimica e una corretta storia clinica sul soggetto, confermata dall'esame del midollo osseo. L'istituto nazionale del cancro (NCI) ha evidenziato i criteri per l'identificazione di tale forma di leucemia considerando fra gli altri età anagrafica, iniziale conteggio dei globuli bianchi e presenza di malattie correlate.

Mariapaola Vergallito



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