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| Al via la sagra del fagiolo Igp a Sarconi |
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17/08/2009 |
| Al via la 28esima Sagra del fagiolo Igp di Sarconi (Pz). Una kermesse di due giorni - 18 e 19 Agosto - tutta dedicata a “Sua Maestà” il Fagiolo di Sarconi, star della cucina italiana e internazionale, che viene preparato dagli chef locali in decine di modi e si può degustare per le strade del suggestivo centro storico. Dai primi al gelato, dalla porchetta ai peperoni cruscki coi fagioli fino alla gustosa marmellata al fagiolo: uno stuzzicante percorso gastronomico da godere in compagnia di amici e parenti a prezzi veramente popolari. Non solo. La Sagra - che è diventata una delle più longeve e frequentate d'Italia essendo riuscita ad ospitare 30 mila persone negli anni passati - è di più. Mostre d'arte, artigianato locale, cabaret, spettacoli di strada e buona musica allieteranno le due sere, che divengono un coinvolgente mix di gastronomia e cultura. Tutto per la strada, tutto rigorosamente senza biglietto d'ingresso, fino a tarda notte. Tutto “ispirato” al fagiolo ed al fascino semplice e genuino di un prodotto e di una comunità genuini e generosi. L’appuntamento è per le 20.30. La manifestazione è patrocinata dalla Regione Basilicata, dalla Provincia di Potenza, dall’Alsia, dall’Apt, da Galakiris e dalla Comunità montana Alto Agri.
La madrina d'eccezione
Quest'anno c'è anche una madrina d'eccezione: è la show girl e attrice Barbara Chiappini, che parteciperà alle due serate della Sagra.
Pillole di storia
Il fagiolo di Sarconi ha una storia antica. Non si sa di preciso quando arrivò in Val d’Agri questo legume che venne in Europa sulle navi dei conquistatori del Nuovo Mondo, ma a partire dal Settecento la coltivazione in agro di Sarconi è ampiamente documentata. Componente fondamentale della dieta delle popolazioni lucane perché ricco di proteine, carboidrati, vitamine e minerali ma povero di grassi, il fagiolo è da sempre il “pane dei poveri”. Oggi conosciuto nelle mense di mezzo mondo, il fagiolo di Sarconi ha una caratteristica particolare: la cottura “a prim’acqua”, perché cuoce presto.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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