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Un sms alla mamma prima di morire al Rave Party

17/08/2009



Le aveva inviato un «sms» poche ore prima di morire: «Scusa per quello che ti sto facendo, ti voglio bene mamma». Era un messaggio d’auguri per il compleanno della madre nel giorno di Ferragosto. Un Ferragosto di dolore e morte: Laura Lamberti, 23 anni, di Potenza, ragazza di buona famiglia, sarebbe stata stroncata da un mix alcolico durante un «rave party» non autorizzato nelle campagne tra Castro marina e Marittima di Diso, in provincia di Lecce. Colta da malore, la ragazza è stata caricata da un amico in auto ma, dopo aver chiamato il 118, l’ha abbandonata nei pressi di un distributore di benzina poco distante dal luogo della festa. Ma l’ambulanza è giunta sul posto, intorno alle 8, quando non c’era più niente da fare.

Sarà l’autopsia - disposta per oggi dal pm di turno di Lecce, Angela Rotondano - ad accertare le cause del decesso che potrebbe anche essere stato provocato da un malore dovuto al caldo o da disidratazione dopo tante ore trascorse a ballare e a sudare sotto i colpi di una musica tambureggiante, ossessiva. L’ipotesi dell’overdose, ad ogni modo, resta la più accreditata. Anche perché la povera Laura era caduta da tempo nel vortice della droga ed era stata in cura per circa due anni, in provincia di Roma, in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Da lì era fuggita. Non sopportava più i divieti, la routine, la rigidità di un percorso di ritorno alla vita.

I genitori hanno tentato in ogni modo di convincerla a tornare, a farsi curare: il padre, un medico che lavora a Napoli, l’ha perfino raggiunta a Barcellona, in Spagna, dove nel frattempo Laura si era «rifugiata» con alcuni suoi amici, entrando in contatto con una comitiva di «squatter» e «punkabbestia ». Ribelli, emarginati, anarchici, autonomi, semplicemente giovani con la voglia di essere anticonformisti a tutti i costi. Nessuna fissa dimora, ma giornate scandite da viaggi, occupazione di centri sociali, rave party e droga. Tanta droga.

Laura è stata «inghiottita» da questo mondo e al padre - che per diversi giorni è rimasto al fianco della figlia a Barcellona - non è rimasto altro che tornarsene in Italia a «braccia vuote». Vuote come le giornate trascorse dalla madre con l’ansia addosso, con la disperazione di un genitore che non si dà pace per quello che sta accadendo a un figlio. Non c’è prevenzione, non c’è educazione che tenga di fronte alla «brutta bestia» della droga che può colpire chiunque, ovunque, in qualsiasi momento. La madre di Laura sperava sempre in un suo ritorno a casa, ma ormai era da Natale che non rivedeva Laura. Solo qualche sporadico contatto telefonico. Poi il viaggio in Spagna, dove tutti i familiari credevano si trovasse anche a Ferragosto. E invece Laura era in Italia, a pochi chilometri da Potenza, per partecipare a un rave party in aperta campagna, su terreni occupati abusivamente dagli organizzatori dell’evento e da oltre 2.000 giovani pronti a trascorrere 72 ore da sballo.

Pare che Laura e i suoi amici abbiano deciso di partecipare alla festa dopo un «tam tam» su internet. In un primo momento, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la comitiva di cui faceva parte la ragazza potentina aveva deciso di raggiungere un altro rave party, a Campobasso, ma in extremis hanno «virato» verso la Puglia. Qui Laura ha incontrato la morte. Una vita spezzata a soli 23 anni sullo sfondo di un disagio giovanile sempre più preoccupante.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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