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| Ma quali “gabbie” qui non ci sono più i salariati! |
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11/08/2009 |
| Gabbie salariali per chi lavora al Sud. Sì, ma dove sta questo benedetto lavoro? Bisogna raccontarlo ai 2.500 in cassa integrazione di Matera, espulsi di colpo dal ciclo produttivo dei salottifici oppure ai tanti lavoratori in cassa integrazione o in mobilità dell’a re a industriale basentana. Oppure, per cambiare area geografica a un poliziotto di Palermo, che non si capisce bene perchè debba guadagnare meno di uno di Arcore. Nella città dei Sassi pesa moltissimo la situazione logistica e dei servizi tra le ragioni concrete alla base del costo della vita e dei prezzi al consumo, a volte davvero esagerati. Soprattutto resta il fattore imprescindibile che il reddito medio di chi vive nel Mezzogiorno è inferiore di un terzo rispetto a chi vive al Nord. Da un lato, quindi, si parla di rilancio del Sud attraverso un programma strategico per la realizzazione di grandi opere pubbliche Dall’altro i buoni propositi sembrano cozzare con nodi di non poco conto: dalla copertura finanziaria per dare impulso alle infrastrutture fondamentali per colmare il gap con il resto del Paese ai rigurgiti leghisti di imbrigliare i lavoratori meridionali ripristinando un meccanismo retributivo, quello delle gabbie salariali, abolito da quarant’anni e che sta infuocando la discussione politica estiva. Per il presidente della Camera di Commercio, Angelo Tortorelli «sarebbe come fare il passo del gambero. Se da un lato si parla di risollevare le sorti del Sud dall’altro c’è qualcuno che punta a dividere l’Italia. Spero si tratti solo di schizofrenia politica. In ogni caso rigettiamo la provocazione al mittente». «Gabbie salariali? Meglio pensare ad abbassare le tasse e aumentare il potere d’acquisto ai lavoratori - dice il segretario provinciale della Cisl, Giuse ppe A m at u l l i . E per il presidente della Provincia, Franco Stella che vanta una lunga esperienza alla direzione dell’Api «Non è possibile accettare una ulteriore sperequazione tra Nord e Sud. Vanno adeguati i salari anche perchè nel Mezzogiorno gran parte delle famiglie sono monoreddito». Ales - sio Ambruso, ex sindacalista della Cisl ritiene la proposta improponibile «anxche perchè il Sud sconta ritardi sul piano di infrastrutture e servizi. E poi le politiche del lavoro sono materia dei sindacati. Mi pare una prevaricazione. La politica non si appropri pure della contrattazione». Manuela Taratufolo, segretaria provinciale della Cgil bolla le gabbie salariali come «una proposta oscena dopo lo scippo dei Fas. Già nel Sud stentiamo a fare applicare le tabelle retribuitive in alcuni settori lavorativi figurarsi il ricorso alle gabbie salariali. Servono politiche che guardino all’intero territorio nazionale e non che penalizzino ancora il Mezzogiorno». Per Giuseppe Cotugno di Federconsumatori «sono le parti sociali ad avere il polso effettivo su queste situazioni. E poi c’è il rischio che qualche azienda del Nord continui a fare sciacallaggio industriale al Sud». Per l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro, Salvato - re Auletta «è una proposta inacettabile che forse mira ad aumentare gli stipendi nel Nord e ridurli nel Mezzogiorno. E poi l’Italia meridionale già paga tanti disagi ben noti». Per Gianni Schiuma, presidente di Confesercenti «il lavoro è uguale dappertutto e va retribuito quindi allo stesso modo. Il Governo, piuttosto, si impegni a ridurre le tasse ai lavoratori in modo da aumentare la capacità di spesa». Per Leo Montemurro, presidente di Cna, «se è vero che il costo della vita al Sud è inferiore al Nord per quanto concerne alcune situazioni va rimarcato che nel Mezzogiorno patiamo la cattiva qualità dei servizi, la carenza delle infrastrutture. Il problema vero a livello nazionale è che negli ultimi 10, 15 anni le retribuizioni sono cresciute molto poco».
Donato Mastrangelo
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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