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Nucleare: le reazioni a Scanzano Jonico e Rotondella: dovranno spararci addosso

5/08/2009



«Sì, siamo disposti a farci sparare addosso pur di difendere il nostro territorio dal nucleare». Quando si dice amministratori locali cuor di leone pronti ad immolarsi sul fronte antinucleare. Sono quelli di Scanzano Jonico e di Rotondella, i due centri della Basilicata più coinvolti nelle vicende nucleari non solo della loro regione ma d'Italia.
Di fatto, sia il vicesindaco del centro rivierasco, Antonio Ceruzzo, sia il primo cittadino dell'antica Rotunda Maris, Vincenzo Francomano, entrambi del Pd, non hanno usato eufemismi quando gli abbiamo chiesto cosa farebbero se nei loro comuni fossero individuati siti nucleari, siano essi una delle nuove dieci centrali italiane del futuro siano essi il deposito delle scorie radioattive del Belpaese. Siti trasformati dal Governo Berlusconi in aree di interesse militare che, pertanto, godranno di particolari protezioni e celerità  (o assenza) di autorizzazioni e pareri da parte del sistema delle autonomie.

«Se una notte arrivassero da noi i carri armati non esiteremmo a metterci di traverso - ha detto Ceruzzo. Si, lo scriva chiaramente: noi siamo disponibili a farci sparare addosso nel caso nei giacimenti di salgemma di Terzo Cavone si riproponesse la storia del deposito unico delle scorie e si arrivasse alle vie di fatto».
E Francomano ha aggiunto: «Si. Se sarà  necessario non esiteremmo un istante, per difendere il nostro territorio, a metterci davanti ai carri armati».

Insomma, Silvio Berlusconi, a capo del suo quarto Governo, è avvisato. Da queste parti rischia un flop ancora più clamoroso dell'altro, anch'esso legato al nucleare, del novembre 2003 quando l'intera Basilicata (con l'appoggio di Puglia, Calabria e Campania) costrinse, per la prima volta nella storia repubblicana, un Governo nazionale, appunto il Berlusconi terzo, a fare marcia indietro su un suo decreto. Era il n. 314 del 13 novembre 2003 che ubicava a Terzo Cavone di Scanzano Jonico il sito dove seppellire tutte le scorie radioattive sparse per l'Italia. Marciarono in 100mila, però, ed il Governo cancellò il nome di Scanzano dal suo stesso decreto. Lo riproporrà  adesso? E Rotondella, dove insistono un sito atomico in fase di smantellamento e 64 barre di combustibile del ciclo uranio-torio che nessuno vuole al mondo, potrebbe essere la sede di una centrale o dello stesso deposito unico?
In entrambi le evenienze, che giudicano sciagurate, Ceruzzo e Francomano hanno giurato sostegno reciproco: «Noi facciamo un discorso di area metapontina e di regione Basilicata - hanno spiegato. Siamo antinucleari storici, come lo è la Regione, e siamo pronti a rifare, se occorrerà , un'altra rivolta come nel 2003».

Filippo Mele
la Gazzetta del Mezzogiorno



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