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Un cortometraggio per ricordare un operaio morto sul lavoro

31/07/2009



Sotto il patrocinio del Ministero del lavoro e della Presidenza della Camera e del Senato, due anni fa il regista Pasquale Squitieri ha girato “Caduta”, un corto di poco meno di due minuti per una campagna destinata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia delle morti bianche. Quelle di Squitieri (che già in altri due film belli ma sfortunati, come “Razza selvaggia” e “L’avvocato De Gregori”, aveva toccato il tema dello sfruttamento del lavoro) sono immagini brevi ma intense, che vogliono dimostrare come una morte sul lavoro possa trascinarsi dietro tutto un dramma familiare e quanto sia importante investire in presa di coscienza su un problema così grave. L’opera di Squitieri verrà presentata oggi nell’ambito di un convegno organizzato dall’Amministrazione Comunale di Moliterno sulla sicurezza nel lavoro. L’incontro sarà pure l’occasione per scoprire l’insegna che verrà collocata nella Sala dell’ ex Biblioteca Comunale e dedicata alla memoria di Adriano Angeloni, operaio della Vibac di Viggiano morto in fabbrica nel febbraio dello scorso anno. Un’ Amministrazione Comunale di un piccolo centro come Moliterno se ha forti difficoltà nel mettere su investimenti per il lavoro e l’occupazione a causa della mancanza di fondi, certo non può sottrarsi al dovere di attivare interventi per il lavoro e la sicurezza. In più di un’occasione l’Amministrazione di Moliterno ha denunciato come ormai il lavoro sia stato svuotato della sua identità (e dignità) e trasformato in semplice prestazione d’opera, più volte ha preso posizione contro gli interventi dell’attuale governo che ha ormai del tutto smantellato il Testo Unico sulla sicurezza varato dall’esecutivo di Prodi. Modeste e doverose azioni politiche queste a cui in ultimo va aggiunto tanto la mozione presentata in consiglio comunale (e votata all’unanimità) per il riconoscimento di un contratto di sito ai lavoratori del Centro Oli di Viggiano quanto il piccolo atto di civiltà di dedicare uno spazio comunale alla memoria di un operaio. Un gesto simbolico quest’ultimo che non vuol avere altre pretese se non per dire - ricordando le parole di Sant’Agostino – che un lavoratore “è uscito dalla sua vita ma è rimasto nella nostra vita”, se non per riaffermare che tante delle morti (circa 1400 l’anno) che avvengono nei cantieri e nelle fabbriche non sono incidenti ma omicidi, se non per ricordare che in altre nazioni una morte sul lavoro diventa un reato mentre nel nostro paese è solo un dramma. Che una famiglia non si scrolla più di dosso.




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