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Val Sarmento: nasce il coordinamento dei comuni dell'area

29/07/2009



Cinque comuni, ai quali si è aggiunto anche quello di San Giorgio Lucano, si uniscono con l’intento di coordinare meglio le proposte da fare relative al futuro del territorio. Succede in Val Sarmento e i Comuni sono quelli di Noepoli, San Paolo, San Costantino, Cersosimo, Terranova e, appunto, San Giorgio. “L’intento- spiega il sindaco di Cersosimo Mario Trupo- è quello di dare vita ad un comitato spontaneo che si riunisca a cadenze precise, magari almeno una volta al mese ogni volta in un comune diverso, per potenziare e focalizzare l’attenzione in maniera unitaria sui problemi della valle”. Il comitato, che presto, si apprende, stilerà proposte unitarie riguardo dinamiche quali la forestazione e i fondi dell’acqua, sta ora concentrando la propria attenzione sul Piano del Parco, che, dopo una prima presentazione ufficiale in sede di Comunità del Parco, ora è nell’importante fase di valutazione e accettazione. Le proposte uscite dagli incontri promossi prima di stilare il Piano del Parco e in parte accolte, necessitano però di una revisione soprattutto in merito alla questione delle zonizzazioni, come spiega Alberico Tufaro, presidente della Copav, la società cooperativa tra gli olivicoltori e produttori agroalimentari. “Partiamo dalle cose positive” spiega Tufaro- nel Piano le zone A e B sono quelle che hanno più vincoli perché considerate di maggiore pregio naturalistico. La prima è stata spostata a 1500 metri. In pratica, mentre prima del Piano anche parte del territorio di Valsinni era zona A, adesso nella Val Sarmento, essa comprende perlopiù le quote nei pressi di Terranova del Pollino. E va bene. Quella che ancora è troppo ampia è la zona B, che arriva fino al territorio di Noepoli. Non solo. Secondo il Piano vengono limitate le edificazioni nelle zone agricole, nelle quali si può avere l’espansione dell’esistente solo per il 10 per cento ed è vietato costruire nuovi insediamenti. Ma in questo modo si limita la prospettiva di avere aziende innovative di più recente costruzione, come potrebbero essere le fattorie didattiche, i centri dedicati all’ambiente o altro”. “Tutto questo- continua Tufaro- in un’area che negli ultimi anni ha subito un decremento di quella che era l’attività prevalente, quella agricola. Si può dire che negli ultimi 30 anni sia scesa dell’80 per cento rispetto al passato. E’ ora che gli amministratori locali portino avanti con forza proposte unitarie”. Nei prossimi giorni sono previsti altri incontri ed un documento ufficiale stilato in seguito alla prima riunione effettuata a San Paolo Albanese.

Espansione, zonizzazione, aree agricole: materie sicuramente difficili per chi non si intende di tecnicismi. Fatto sta che, come ci siamo fatti spiegare dall’architetto Giuseppe Bruno, responsabile dell’apposito ufficio, “il Piano redatto è molto meno restrittivo rispetto a molti altri piani esistenti”. In particolare, in riferimento alla possibilità di espanzione dell’esistente nelle zone agricole (zona C) Bruno precisa che “in realtà la ristrutturazione è consentita da un minimo di 15 ad un massimo del 30 per cento. Ma questo è un dato che può variare anche in merito alla cubatura, non alla superficie. Le restrizioni di cui si parla andrebbero contemplate complessivamente con tutte le previsioni del piano e non si possono prendere dei dati ed estrapolarli senza riferirli al resto del documento, mediante un’analisi comparata”.

Mariapaola Vergallito






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