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| Lauria: la «bretella d’oro» chiede altri soldi |
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20/07/2009 |
| Venticinque anni e 32 milioni e mezzo di euro spesi non sono bastati a completare la bretella di collegamento tra la 585 e l’abitato di Lauria. Ci vorranno altri soldi e altro tempo per giungere all’ultimazione della strada, lunga appena 3, 5 chilometri, che ha guadagnato l’appellativo di “bretella d’oro”.
L’Anas ha mantenuto i patti rescindendo il contratto con l’ultima impresa, in ordine di tempo, incaricata di portare a termine i lavori: la «Seas Spa» di Umbertide che è stata commissariata. Ora, però, c’è bisogno di rifare i calcoli. C’è ancora un milione di euro di lavori da fare ma con i prezzi che crescono di anno in anno al milione che c’è già molto probabilmente se ne dovrà aggiungere un altro che bisognerà anche trovare. Poi sarà possibile fare il nuovo appalto.
La strada è stata ideata per collegare la «585» a Lauria e in prospettiva all’A 3. Ma fino ad ora non è stato realizzato neppure il primo lotto fino a Lauria. Di questo passo il prolungamento fino all’autostrada resta nel libro dei sogni. Tutto comincia nel 1986 quando viene redatto il progetto che viene diviso in due stralci. I lavori vengono affidati all’impresa Sincies Chiementin di Roma per un importo che supera i 35 miliardi di vecchie lire. Ma mentre la prima tranche di lavori (circa 13 miliardi) viene ultimata nel 1992 la seconda (22 miliardi) si blocca a causa del fallimento della Chiementin. Dopo cinque anni di fermo, il cantiere riparte nel 1997 con l’impresa Cotea. Intanto, però, l’Anas ha dovuto redigere delle nuove perizie del costo complessivo di 14 miliardi di vecchie lire per la sistemazione di un tratto in frana. Ma anche il cantiere della Cotea chiude i battenti. Il 24 dicembre del 2001 l’Anas riprogetta il completamento e il 22 giugno i lavori vengono affidati alla Seas per una spesa che ammonta a 7 milioni di euro.
Il cantiere riparte il 10 ottobre del 2005. Ma i problemi non sono finiti. C’è bisogno di una nuova perizia per un ulteriore consolidamento del corpo stradale. L’8 luglio dell’anno scorso i lavori vengono consegnati alla Seas che, però, pure abbandona il cantiere. L’ennesimo stop di una storia infinta.
Pino Perciante
Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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