|
| Il Pollino rilancia le ferrovie. I sindaci lucani: "aperti al dialogo" |
|---|
17/07/2009 |
| Diciassette comuni serviti nel complesso; tra questi 7 lucani (Lagonegro, Rivello, Nemoli, Castelluccio Inferiore e Superiore, Rotonda e Viggianello); la tratta Lagonegro-Spezzano Albanese è una speranza rimasta, più che nei progetti concreti, nei sogni degli amministratori locali e non solo. Ed ora che nel Piano per il Parco del Pollino, arrivato dopo 16 anni dall’istituzione dell’Ente Nazionale, si parla anche di riqualificare le tratte ferroviarie calabro-lucane per scopi turistici, questo sogno riemerge. Soprattutto perché un’eventuale riqualificazione delle tratte a scopi turistici rientrerebbe nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro previsto e, quindi, non dovrebbe interessare i Comuni in termini finanziari. Tra i comuni lucani interessati alla vicenda, tre non rientrano nella perimetrazione del parco. Eppure l’auspicio diffuso è quello di poter riutilizzare la vecchia strada ferrata, aprendo un tavolo di confronto con l’Ente anche e soprattutto per valutare insieme gli investimenti da portare avanti. “Sarei ben felice di accogliere la proposta fatta nell’ambito del Piano per il Parco- dice il sindaco di Lagonegro Domenico Mitidieri- e, visto che il comune di Lagonegro non fa parte del parco ma è interessato perché attraversato dal tracciato ferroviario, si potrebbe aprire un tavolo di confronto e di dialogo con l’Ente anche per valutare possibili canali di finanziamento. Negli anni sono stati diversi i tentativi di riqualificazione del tratto, anche pensando a percorsi ciclabili. Ad oggi occorre, su tutti, cercare di superare alcuni problemi legati soprattutto al dissesto idrogeologico di alcuni punti, come il cosiddetto “Ponte dello studente”, ad oggi non transitabile neanche a piedi. L’auspicio è quello di poter davvero riutilizzare, anche turisticamente, il tratto”.
Tratti rimasti quasi completamente invariati, in attesa di future riqualificazioni. Come a Nemoli, altro comune che non fa parte del Parco, ma che è interessato alla riappropriazione della sua ferrovia. “Sarei ben lieto se il percorso potesse essere riqualificato- spiega il sindaco Antonio Filardi- Attualmente della vecchia ferrovia è rimasto solo il tracciato, i binari non ci sono più e alcuni ponti di ferro sono stati smontati. Ma,il tracciato appunto, c’è ancora e a cadenze regolari si provvede a ripulirlo e a mantenerlo libero. Tra l’altro il tratto che interessa Nemoli passa proprio lungo la zone del lago Sirino, quindi da un punto di vista panoramico è molto suggestivo”. Tempo fa la vecchia stazione è stata venduta ad un privato e lungo tutto il percorso è stata realizzata la linea dell’acquedotto della Valle del Noce, che segue i viaggi della vecchia ferrovia.
Un sogno, più che un progetto concreto, quello di ripristinare alcune delle tratte ferroviarie che collegavano la Calabria e la Lucania. Il tracciato percorreva gran parte del Parco Nazionale del Pollino e sorgeva per la maggiorparte del percorso nella parte settentrionale della provincia di Cosenza. Queste tratte furono definite in gergo a “scartamento ridotto” per la minore distanza tra le due rotaie. Le prime volte se ne cominciò a parlare addirittura alla fine del 1800, ma fu con la legge Zanardelli all’inizio del secolo scorso che si concretizzò la prima tratta (che venne completata solo nel 1931), Spezzano Albanese- Castrovillari - Lagonegro, solo per citare quella che riguarda l’area sud lucana e quindi anche il Pollino. Ben 17 i comuni serviti. Di questi 7 sono lucani. Ma, nel corso degli anni arrivarono i problemi, causati, soprattutto, dallo scarso coordinamento tra i vari tratti ferroviari calabri-lucani fin lì realizzati. In seguito, un po’ per problemi di natura tecnica e gestionale, un po’ per la diffusione del trasporto su gomma, un po’ per smottamenti lungo il percorso (che decretarono il distacco della linea anche dall'ultimo collegamento col resto della rete ferroviaria) e perché evidentemente l’utenza non era quantitativamente considerevole, tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta i collegamenti ferroviari dovettero chiudere. In particolare la tratta di Lagonegro chiuse nel 1978. Qualche anno più tardi, proprio alla vigilia del nascente Parco Regionale del Pollino, la tratta fu privata dell’intero armamento. Negli ultimi anni ci sono stati importanti tentativi di riqualificazione e di valorizzazione della tratta, che è stata inserita nella Giornata delle Ferrovie dimenticate, promossa dal “Co.mo.do.” una confederazione di associazioni (ne fanno parte, tra gli altri, Legambiente, Wwf Italia e Cai) che si occupa di promozione del territorio anche attraverso il recupero di infrastrutture ormai dimesse come, appunto le ferrovie. Perché quello delle ferrovie dismesse è un patrimonio inestimabile, fatto di ponti, di viadotti, di gallerie, stazioni e caselli, architetture del secolo scorso collocate in posizioni strategiche che lentamente rischiano di scomparire. Un modo per riscoprire e riappropriarsi di luoghi dimenticati.
Mariapaola Vergallito
|
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |