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| Lavoratori Irisi si preparano al sit-in sotto il tribunale |
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9/07/2009 |
| Un sit-in sotto il Tribunale di Lagongegro; un’occupazione dimostrativa e pacifica nel luogo nel quale negli ultimi anni “poco o nulla è stato fatto per sbloccare la vertenza legata all’Iris Biomedica”. Questo è nelle intenzioni dei dipendenti dell’ex industria senisese, che, nata nel 1994 come azienda di prodotti destinati agli ospedali, fu dichiarata fallita nel 2002. Da allora per i lavoratori (inizialmente una cinquantina ed ora rimasti circa venti) fu un susseguirsi di cassa integrazione prima e mobilità poi. Questo nonostante la potenzialità dell’azienda, che in pochi anni era riuscita a ritagliarsi un posto importante nel mercato nazionale. Tanto che, dopo il fallimento, diversi sono stati i tentativi da parte di altre società di rilevarla. L’ultimo, quello di una cordata di imprenditori locali, riuniti in una società, la Fenix, che aveva anche presentato un piano per rilanciare l’Iris, con un’ipotesi occupazionale in grado di sfiorare le 100 unità lavorative. Piano che ora nei fatti è sfumato, visto il tempo trascorso e le mancate aste da parte del curatore fallimentare.
I dipendenti, ce l’hanno soprattutto, come dicono, “con il Tribunale di Lagonegro, perchè la prima e ultima asta risale all’ottobre del 2007”. All’epoca il bando andò completamente deserto. La cifra di partenza per gli eventuali acquirenti era stata fissata a 9 milioni di euro. Entro i 60 giorni successivi, si era detto, si sarebbe dovuta ripetere l’asta, con una quota di partenza inferiore del 25 per cento rispetto all’originaria prevista. Ma, da allora, nulla è più successo.
---In merito all'articolo pubblicato il 9 luglio scorso dal titolo "Lavoratori Iris si preparano al sit-in sotto il tribunale", precisiamo che il Tribunale di Lagonegro ha effettuato pochi mesi fa una seconda asta giudiziaria e non soltanto una (come erroneamente scritto nel pezzo), che però è andata nuovamente deserta.----
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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