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| Crisi: Legacoop a Governo e Regioni, necessarie misure urgenti |
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26/06/2009 |
| Le imprese cooperative, che pur in presenza della crisi evidenziano una buona capacità di mantenere i livelli di fatturato degli anni precedenti e di salvaguardare l’occupazione (e in diversi casi di aumentarla), confermano il proprio impegno a contribuire alla crescita del Paese, ma chiedono al Governo ed alle Regioni di assumere al più presto misure adeguate a favorire il cammino verso la ripresa. A rilanciare l'appello - contenuto nella lettera che il presidente di Legacoop Giuliano Poletti ha inviato al Presidente del Consiglio, ai Ministri all'Economia, allo Sviluppo economico, al Lavoro, alla Salute oltre che al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome - è il presidente di Legacoop Basilicata, Donato Scavone.
“Nell’Italia che reagisce alla crisi -si legge nella missiva- la cooperazione ha un ruolo importante e non rinuncia a guardare al futuro”: è per questo che si avverte la necessità che vengano al più presto assunte misure adeguate a favorire il cammino verso la ripresa, affrontando con la massima urgenza alcune criticità che pesano su una prospettiva di sviluppo.
Al primo posto, Legacoop indica la necessità di rilanciare la domanda interna soprattutto tramite il sostegno al lavoro, potenziando gli ammortizzatori sociali, contrastando la crescita del tasso di disoccupazione e adottando misure premiali per quelle imprese che privilegiano il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. In questo ambito non va dimenticata l’esigenza di completare i cantieri già aperti, di avviare lavori di piccolo importo per migliorare la qualità degli edifici pubblici, di avviare il piano di housing sociale, di rilanciare l’attività privata nel campo dell’edilizia residenziale nonché di rivedere il patto di stabilità interno al fine di consentire agli enti locali virtuosi di impegnare le proprie risorse per investimenti e di rimodulare i fondi comunitari per il Mezzogiorno.
Per quanto riguarda più direttamente le imprese, giungono segnali di preoccupazione sul fronte del credito, dove si sta di fatto registrando un ulteriore deterioramento nel senso che vengono finanziate le grandi imprese a scapito delle piccole e medie, specie se meridionali. Occorre pertanto: che le banche riaprano i rubinetti del credito; che il Governo dia rapida e coerente attuazione alle misure che ha assunto per assicurare liquidità al sistema; che si rafforzi il presidio della garanzia, patrimonializzando i confidi che si aggregano e si sottopongono alla vigilanza di Banca d’Italia; che si assumano provvedimenti per allentare i problemi finanziari delle aziende, prevedendo, ad esempio, il mantenimento di una parte del TFR destinato all’Inps nel bilancio di quelle imprese in cui il costo del lavoro pesa per oltre il 50% sul totale dei costi di produzione e la detassazione di parte degli utili reinvestiti. A questi interventi direttamente mirati alle imprese andrebbero affiancate azioni che puntino ad aprire ed allargare i mercati, aumentandone il grado di concorrenza.
La lettera si conclude ricordando altre tre questioni che destano forti preoccupazioni: i ritardi di pagamento sia delle amministrazioni centrali sia di quelle locali, in particolare di quelle della sanità; le forme di lavoro illegale, che la crisi tende quasi inevitabilmente ad accentuare, che vanno contrastate con l’unificazione della contribuzione obbligatoria e proseguendo nella positiva esperienza degli osservatori provinciali sul lavoro; il peggioramento, infine, delle condizioni di vita di strati crescenti della popolazione, in particolare quella che non fruisce di redditi da lavoro, che ha drammatici riflessi sulla tenuta sociale e sul grado di giustizia sociale del Paese.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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