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| Legacoop Basilicata non riceve comunicazione su comitati sorveglianza Fse |
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15/06/2009 |
| Nell'aprile di quest'anno è stato sottoscritto un Protocollo d'intesa fra la Regione Basilicata e le parti economiche e sociali per l'istituzione e la regolamentazione di un metodo di confronto partenariale sulla politica di coesione. “Il partenariato, di fondamentale importanza per l'elaborazione e l'attuazione delle strategie di sviluppo - si legge nel documento -, si basa sulla consultazione e sul coinvolgimento delle parti interessate”.
A tal proposito, la regione Basilicata ha invitato le Organizzazioni firmatarie del Protocollo di designare cinque rappresentanti in seno al costituendo tavolo di concertazione del Comitato P.O. FSE 2007/2013. Legacoop Basilicata fa rilevare di non aver a tutt’oggi ricevuto tale comunicazione e che già in passato la metodologia utilizzata dalla Regione Basilicata circa la costituzione dei comitati di sorveglianza dei vari strumenti operativi ha destato qualche preoccupazione per l’utilizzo di criteri diversi e contraddittori.
La concertazione, il dibattito, il confronto diretto sono strumenti essenziali per mettere in campo le strategie più idonee e per tarare gli interventi in modo che abbiano le ricadute auspicate su tutti i soggetti economici e sociali. Il loro coinvolgimento, oltre a rientrare in un corretto esercizio della democrazia, deve rappresentare il punto di partenza per sviluppare, con tempistiche adeguate, le misure per attivare la ripresa dello sviluppo, in particolar modo in un periodo di crisi come quello che si sta attraversando.
La modalità operativa finora seguita invece non è stata coerente con tutto ciò rappresentando di fatto un freno allo sviluppo, al dibattito e al confronto concreto rivolto alla predisposizione di atti di indirizzo programmatico finalizzati allo sviluppo dell’economia regionale.
Legacoop Basilicata pertanto, nel rimarcare le approssimazioni metodologiche utilizzate, auspica che in futuro la cosa non si ripeta, invitando ad una maggiore accortezza ed attenzione utilizzando questi strumenti di confronto nella misura più idonea e partecipata possibile.
In questo modo infatti si creano le condizioni per un maggiore protagonismo di tutti i soggetti economici e sociali, un protagonismo che sicuramente potrà rappresentare momenti di risposte concrete ai bisogni diffusi sociali ed economici della collettività.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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