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Bambina maltrattata è contesa dalle zie

13/06/2009



Bambini contesi. Questa volta non dai genitori, ma dalle zie materne. È quanto si è verificato in un centro del Potentino. Una bimba di poco più di un anno è stata allontanata in via provvisoria dalla madre per maltrattamenti. La stessa donna ne è stata vittima da parte del padre della minore, dichiarato, poi, in altro procedimento, decaduto dalla patria potestà. La piccola è affidata dal Tribunale per i minorenni di Potenza a una delle zie, la quale, però, dopo un anno ha dichiarato la propria indisponibilità ad occuparsi della stessa. Altre due zie materne hanno chiesto l’affidamento della piccola che ora ha 2 anni e mezzo. Ma, prima il Tribunale per i minorenni, poi la Corte di appello, hanno individuato in quella che risiede più lontano dalla Basilicata la più idonea a provvedere «all’educazione della bambina» e a favorire «i rapporti della stessa con la madre mediante incontri frequenti che avvengano sempre in loro presenza». Questo anche per la disponibilità della famiglia affidataria «di assicurare ospitalità e sistemazione anche alla madre della minore».

Ma la sorella esclusa, sposata anche lei ma senza figli, si è rivolta alla Gazzetta per denunciare il caso. «Tutte le eccezioni, le domande, gli accertamenti da noi richiesti, esponendo date certe, nomi e fatti probatori di quanto affermato non sono state neanche state prese in considerazione nella sentenza. I giudici di 1° e 2° grado hanno affidato la bambina alla zia che vive in un’altra città (perché ha due figli) che coabiterà quasi con la mamma della piccola». Quest’ultima e la zia affidataria, che vive al Nord «non vedono la bimba rispettivamente da circa un anno e da 16 mesi. «Solo io e mia sorella (alla quale è stata affidata in quest'ultimo anno) - spiega la signora - siamo state vicine alla bambina. Ora la piccola sarà allontanata dai suoi affetti più cari; con noi ha imparato le sue prime parole, i suoi giochi, a conoscere se stessa e adesso le si vuol far rivivere il trauma dell'abbandono e di probabili maltrattamenti, infatti dubitiamo che la piccola non stia sola con la mamma».

La disposizione del Tribunale confermata dalla Corte è fortemente criticata dalla «zia» esclusa che ritiene sia «una sorta di terapia sperimentale a favore della mamma con un futuro pieno di incognite: la bambina usata come mezzo di recupero della mamma. Dove buttiamo tutto ciò che io e mia sorella fino ad ora abbiamo costruito con la piccola? Saranno forse una zia sconosciuta e una madre che ha bisogno di essere seriamente seguita, il meglio per la piccola?» La sentenza, continua la signora, «si è preoccupata del vuoto che voglio colmare nella mia famiglia perché non ho figli. Ma la Corte, come molti, non ha compreso che alla nostra età non vi sono più illusioni, e si parla di una nipote che sarà sempre e comunque parte della famiglia, il nostro è un atto di amore verso la bambina e certamente anche verso la mamma alla quale non si vuol sottrarre la figlia». E conclude con un accorato appello: «aiutiamo la piccola a non perdere la gioia e il sorriso tanto desiderato facendo trionfare la verità e l’onestà». Abbiamo provato a sentire la zia che dovrà ora occuparsi della bambina, ma ha preferito non rilasciare alcun commento.

Luigia Ierace
La Gazzetta del Mezzogiorno



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