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| "Aiutateci ad aggiustare il muro che crolla" |
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11/06/2009 |
| Nelle scorse settimane 8 cittadini senisesi, tutti residenti o titolari di attività nella stessa palazzina, hanno inviato una sottoscrizione e una richiesta a Regione Basilicata, Comune di Senise, Carabinieri e Prefettura, per chiedere un “intervento urgente al fine di evitare problemi alla pubblica incolumità”. Il problema è un muro di contenimento posto al di sotto della palazzina che sta visibilmente cedendo. Una storia vecchia, che, negli ultimi mesi, si è aggravata e che ha causato una spaccatura nella piccola balconata sorretta dal muro.
Un muro nel cuore del centro abitato di Senise (in via Guglielmo Marconi), a ridosso di Largo San Biagio, nascosto ai più dalla “elle” formata dagli edifici, tra cui quello in cui si trovano i sottoscrittori. Al luogo ci si accede attraverso una viuzza posta su un lato dell’edificio (fino a qualche anno fa di un unico proprietario), realizzata per accedere ai locali sottostanti. I firmatari della richiesta hanno segnalato il rischio di un totale cedimento del muro di sostegno e, come scrivono, “la precarietà della funzione di contenimento del muro è causata da frequenti dissesti idrogeologici dell’area interessata anche in conseguenza delle attività atmosferiche dei mesi scorsi e della infiltrazioni d’acqua dovute a continui interventi fatti nel corso degli anni sulla rete idrica e fognaria”. Il Dipartimento Infrastrutture Opere pubbliche e Mobilità della Regione Basilicata, con una nota inviata a seguito della richiesta dei cittadini, ha chiesto di predisporre “ogni utile accertamento che sia finalizzato a verificare quanto lamentato e adottando, qualora fosse necessario, ogni atto e procedimento per la tutela della pubblica e privata incolumità.
Adesso si attende il sopralluogo da parte del Genio Civile. Quello che i cittadini chiedono, tra l’altro, è la possibilità di avere un aiuto economico per evitare che l’eventuale cedimento del muro provochi danni seri all’incolumità pubblica. Richiesta difficile da ottenere, come fanno sapere dal mondo istituzionale, in quanto il muro è stato realizzato da un privato e si trova all’interno di proprietà private. “Noi non possiamo pagare per un lavoro fatto non da noi ma dal vecchio proprietario” fanno sapere i cittadini. Ma, qualora in seguito ad un sopralluogo, la situazione dovesse essere ritenuta pericolosa, si potrebbe procedere anche ad un’ordinanza di sgombero immediato per i residenti. Ma questa è ancora soltanto un’ipotesi.
Un lavoro realizzato anni addietro, fatto non troppo bene, che gli attuali proprietari degli appartamenti e dei locali nell’edificio di via Marconi non vogliono pagare. E per il quale, soprattutto, non vogliono né sentirsi responsabili né, tantomeno, rischiare, per loro stessi e per gli altri. La posizione dei cittadini è chiara. Meno chiara l’analisi tecnica della situazione, per la quale si aspetta il Genio Civile. Nel frattempo, però, si osserva la vicenda dall’esterno. E dall’esterno si vede, da fonti tecniche, che il muro di contenimento che sta cedendo, in parte nascosto dalle sterpaglie, non ha grosse fondazioni, anzi, sembra “poggiato” sul terreno, “in un luogo in cui originariamente c’era un fosso” come ricordano alcuni. Storicamente non è nato assieme all’edificio, ma in un secondo momento, probabilmente assieme alla viuzza che porta sul retro, per ricavare il piccolo piazzale retrostante che dà ai locali interrati. Per questo motivo, ma si attendono sempre i riscontri da parte del Genio Civile, il muro non dovrebbe essere collegato necessariamente ad una instabilità dell’edificio. Come spiega anche un condomino, infatti, “finora all’interno della struttura non abbiamo rilevato lesioni”. Un eventuale cedimento del muro, comunque, causerebbe sicuramente un riversamento del terreno utilizzato per la sua costruzione (e impregnato e appesantito a causa di una perdita d’acqua qualche anno fa) nello spazio sottostante, accanto alle altre case.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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